Rkomi occupa una posizione strana nel rap game italiano. Fa ottime vendite, eppure trovare qualcuno che te lo nomini come proprio artista preferito è un’impresa titanica. E’ considerato un piccolo genio tanto da riuscire a scomodare gente come Dardust, Shablo e Charlie Charles a fargli da beatmaker, e mostri sacri del pop come Jovanotti ed Elisa a cantare nelle sue tracce, però nella sua scena d’origine, ossia quella rap, è considerato serie B di ultralusso, un club capace di produrre un gioco eccezionale ma che non riesce (per sfortuna o coincidenze sfavorevoli) a conquistare il posto che gli spetta nella massima serie. Questo album non cambia la situazione: giunto primo nelle classifiche di vendita italiane, trovare qualcuno che lo citi a nemmeno un anno dall’uscita è quasi impossibile, eppure…

Eppure un brano come “Visti dall’Alto” è un pezzo di pop postmoderno veramente ben fatto. La critica lo chiama indie rap, qualcuno preferisce chiamarlo rap maturo, di fatto però è puro, levigatissimo, paraculissimo pop da classifica italiana. Prendi una base di Dardust giocata su un efficacissimo giro di piano, ficcaci un cantato stile indie con un po’ d’autotune che fa trap, shakera con un testo che tratta di autostima un po’ barcollante, resilienza, coppie in crisi ma che si amano nonostante tutto, e ottieni un brano capace di scaldare il cuore della ragazzina preadolescente e della sua insegnante 60enne che ascolta la radio in auto mentre va a lavorare. Tutto bellissimo, lucidatissimo, professionalissimo. Infatti singolo direttamente disco d’oro all’uscita, ma poi non si capisce il perché su Youtube views basse dopo nemmeno qualche mese e Spotify non pervenuto. I misteri del pubblico italiano. O forse…

O forse il problema è solo che ti chiami Rkomi. Perché l’altro pezzo da 90 che vede il feat con Elisa continua a macinare views e ascolti nonostante la casa discografica manco ti ha finanziato un video di accompagnamento. Base a 4 mani di Charlie Charles e Shablo, il brano è fatto a posta per scalare le classifiche. Ha solo un problema: autotune sganciato come napalm persino sulla voce di Elisa, che non è esattamente l’ultima trap girl a cui bisogna correggere le stonature. Forse qui si è leggermente esagerato, oppure il magico duo dei beatmaker ci suggerisce qual è l’unica vera pecca che vieta a Rkomi di occupare la serie A: una voce bruttina, talvolta incline alla stonatura. L’autotune risolve il problema fino ad un certo punto, perché Rkomi per distinguersi dai volgari trapper lo usa con una certa parsimonia, tranne qui, per non sfigurare accanto ad Elisa.

Brano molto interessante da questo punto di vista è “Boogie Nights” in feat con Ghali. Brano che richiama l’hit dell’italo-tunisino “Happy Days”, è il più accostabile alla trap dell’album. Qui Rkomi utilizza un autotune più marcato e si lancia in un flow da trapper per dialogare con Ghali, e il brano è veramente ottimo. Più canonico e dimenticabile “Mon cheri” con Sfera: il feat con il King scorre bene, ma è roba già sentita e risentita infinite volte. Molto meglio l’esperimento “Canzone” in collaborazione con Jovanotti: brano giocato su una base pop vagamente malinconica, è una lode al potere della musica dal testo contemporaneo. Da segnalare anche “Mikado”: un esercizio di ottimo flow su una base trap alla Migos.

In definitva un ottimo album, che propone un mix quasi perfetto fra pop e rap/trap.

VOTO: 7,5/10

AGGETTIVO: CESELLATO

TRACKLIST

 

  1. Dove gli occhi non arrivano – 2:52
  2. Blu (feat. Elisa) – 2:45
  3. La U – 2:47 (musica: Diego Vettraino)
  4. Boogie Nights (feat. Ghali) – 3:01
  5. Visti dall’alto (feat. Dardust) – 3:16
  6. Impressione (feat. Carl Brave) – 2:35
  7. Alice – 2:27
  8. Canzone (feat. Jovanotti) – 2:48
  9. Per un no – 2:35
  10. Gioco – 2:58
  11. Mon Cheri (feat. Sfera Ebbasta) – 3:02
  12. Cose che capitano – 2:33
  13. Mikado – 2:40

    ALBUM: DOVE GLI OCCHI NON ARRIVANO

    ARTISTA: RKOMI

    ANNO: 2019

    ETICHETTA: UNIVERSAL

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