Sliding Doors. A volte nella vita si aprono porte che ci conducono attraverso viaggi tanto inaspettati quanto straordinari. E’ quello che certamente è accaduto a Simone Frulio, cantautore originario di Milano, classe 1997, che seppur giovanissimo, nel suo percorso musicale e artistico ha avuto evidentemente il privilegio di incontrare uno dei più importanti parolieri e produttori musicali italiani come Paolo Paltrinieri e il coraggio e il talento necessari per interpretare uno dei suoi brani. Ma non un brano qualsiasi: un brano dalla storia importante, scritto dal Maestro nel 1996 e rimasto nel cassetto fino al 2002, quando, amara ironia della sorte, Paltrinieri decise di affidarlo alla voce indimenticabile e indimenticata di Alex Baroni. Ma Baroni quel brano non lo canterà mai, perchè quello stesso tragico anno, come sappiamo, perderà la vita in un terribile incidente stradale. E così Sguardi, questo il titolo della canzone, è rimasto chiuso nel cassetto dei progetti futuri per altri 17 anni, in attesa di un interprete capace di dargli voce.

Quell’interprete e quella voce oggi hanno il volto e il nome di Simone Frulio. Il brano è uscito il 18 ottobre scorso come singolo di lancio dell’album del cantautore milanese “Battito di Mano”, che esce proprio oggi 15 novembre su tutte le piattaforme musicali digitali con la Casa Discografica Momo, le Edizioni Musicali Fonoplay e la Distribuzione Digitale Pirames International. L’album si compone di dodici tracce di cui nove sono scritte da Simone. Le emozioni, quelle che smuovono l’anima e che lasciano il segno costringendoci a crescere sono alla base del suo scrivere. L’amicizia, forse più dell’amore, ricorre spesso in ogni sua sfumatura. “Battito di mano”, che titola l’album, è un inno all’amicizia. La stessa amicizia che nel brano “Realtà”, invece, viene tradita provocando rabbia e dolore. E “Non servono parole (#L)” è un brano scritto per la perdita di un amico venuto a mancare troppo presto. Tre brani, invece, sono di altri autori: Sergio Vinci, Ivano Icardi, Giuseppe Cannistraci, Debora Scalzo, Luca Bellesi e Alessandro D’Alessio e il rapper Conan che ha scritto il rap che lui stesso ha interpretato in “Dimmi dove sei. E naturalmente Paolo Paltrinieri, autore di “Sguardi. Che a proposito del singolo affidato a Simone Frulio, racconta: “Questa canzone è rimasta in un cassetto fino a quando non ho ricevuto la telefonata di un caro amico che ho avuto la fortuna e l’onore di “scoprire” durante la produzione di un musical televisivo, anni prima, in Mediaset. Questo artista era Alex Baroni, il quale mi chiedeva di poter incidere “Sguardi” che era perfetta per la sua vocalità e il suo repertorio. Avremmo dovuto incontrarci per definirne i dettagli, quando ebbi la triste notizia che Alex non c’era più”. E prosegue: “Oggi sono onorato che Simone possa dar voce a questo brano e felice di fargliene dono in un momento così importante e significativo per la sua carriera”.

Un passaggio di testimone importante, dunque, per Simone Frulio ed anche un simbolico regalo di viaggio verso una nuova fase della sua carriera artistica, cominciata davvero molto presto, quando Simone era ancora un bambino. Per scoprirne le varie tappe, dalla partecipazione giovanissimo a tre edizioni del programma televisivo “Io Canto” condotto da Gerry Scotti al suo nuovo album, abbiamo fatto una chiacchierata con lui e abbiamo scoperto, fra le altre cose, che la sua grande passione per la musica e per il canto è nata quando aveva solo 8 anni, al concerto di Laura Pausini…

INTERVISTA

Il 18 ottobre è uscito il tuo singolo “Sguardi”, anteprima del tuo album “Battito di Mano” in uscita proprio oggi 15 novembre. Il brano, scritto nel 1996 dal paroliere Paolo Paltrinieri, che è anche produttore del tuo album, era stato affidato inizialmente al compianto Alex Baroni e oggi è stato affidato alla tua voce. Un passaggio di testimone importante, di grande responsabilità. Come è avvenuto il tuo incontro con Paltrinieri e come hai reagito alla notizia di questa importante assegnazione?

Ho conosciuto Paolo circa dieci anni fa, quando a 12 anni partecipai alla trasmissione televisiva “Io Canto” di Gerry Scotti. All’epoca lui era produttore musicale per Mediaset. Lo vedevo aggirarsi spesso per lo studio e lo guardavo con ammirazione, ma non sono mai entrato in confidenza con lui in quell’occasione. Non ricordo come, ma riuscii a farmi dare il suo contatto telefonico. Quando nel 2016 ho cominciato a scrivere le mie canzoni e ho sentito la necessità di sottoporre i mie testi a qualche autore per avere un parere, ho ritrovato il suo numero e l’ho chiamato. Ne è nata da subito non solo una grande collaborazione artistica ma anche una bellissima e profonda amicizia. La mia stima nei suoi confronti è tanta e nasce per tanti motivi, a cominciare dal modo in cui ha deciso di assegnarmi “Sguardi”. Paolo mi propose di ascoltare alcuni suoi brani, e io ne scelsi tre. Fra questi c’era anche “Sguardi”, che mi colpì subito molto, ma non sapevo che lo avesse scritto anni prima per Alex Baroni. Paolo non me lo disse appositamente credo, per non caricarmi del peso del confronto con un artista di quel calibro e per non condizionare la mia interpretazione del brano. Quando ho inciso il singolo per la realizzazione del mio album ero all’oscuro di tutta la sua storia, insomma, e questo mi ha permesso di cantarlo essendo me stesso al cento per cento. Solo dopo aver registrato il brano Paolo mi ha raccontato di Alex e per me è stata davvero una grandissima emozione”.

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Ascoltavi già Alex Baroni prima di interpretare questo brano e cosa pensavi di lui come artista? Quali sono i tuoi modelli di riferimento nel panorama musicale italiano e internazionale?

“Assolutamente sì, lo ascoltavo e lo ascolto tuttora: è fra i miei cantanti preferiti. Vocalmente e stilisticamente lo sento molto vicino al mio modo di cantare. Rientra assolutamente nei miei gusti musicali, insieme ad altri artisti della musica italiana come Marco Mengoni, Ultimo e il mio mito da sempre: Laura Pausini. La mia passione per la musica è nata proprio andando a sentire un concerto della Pausini qui a Milano, la mia città, insieme ai miei genitori e a mia sorella, che era una sua grande fan, quando avevo 8 anni. Da allora non ho mai smesso di cantare”.

Da bambino hai partecipato a tre edizioni del programma televisivo “Io Canto” condotto da Gerry Scotti e, a soli 16 anni, alla settima edizione di X Factor nella squadra capitanata da Simona Ventura. Cosa pensi in generale dei Talent show?

“La partecipazione a “Io Canto” mi ha permesso di conoscere il mondo dello spettacolo e grandi professionisti del settore come Paolo Paltrinieri divertendomi, con la leggerezza e l’entusiasmo tipica dei bambini. X Factor è stata una bella esperienza per me dal punto di vista della crescita professionale e certamente come tale la rifarei. Avevo 16 anni quando partecipai al programma. Mi presentai nella categoria Gruppi con alcuni amici musicisti. Ci chiamavamo i “Free Boys”. Davvero una bella esperienza, molto educativa. L’unico rischio dei Talent, forse, è che producono una quantità tale di cantanti ogni anno che si rischia un po’ di finire dimenticati in fretta. L’impressione è che spesso lo show si trasformi in una carneficina, dove la quantità va a scapito della qualità. Sono pochi i nomi di spicco nel panorama musicale nazionale usciti dai talent rispetto a tutti i cantanti che vi hanno partecipato. Penso ad esempio a Marco Mengoni o a Noemi. E tutti gli altri?”

Dal passato torniamo al presente. Esce oggi 15 novembre 2019 il tuo nuovo album “Battito di mano”. Dodici tracce, fra cui naturalmente anche “Sguardi” di Paltrinieri, ma 9 brani sono scritti interamente da te. Che cosa rappresenta per te, come cantante e come autore, questo nuovo progetto discografico?

“Anche se non è il mio primo album da solista pubblicato finora, “Battito di mano” è un po’ come se lo fosse. Avevo sempre cantato e interpretato brani scritti da altri finora, mentre questa volta ho voluto mettermi in gioco anche con canzoni scritte interamente di mio pugno. Scrivo canzoni dal 2016, ma finora non le avevo mai pubblicate. In questo senso questo album è un po’ un viaggio nella mia vita vissuta finora, durante il quale racconto in prima persona le mie esperienze, gioie e delusioni, amore e amicizia. L’amicizia, in particolare, è un tema a me molto caro ed è anche il tema della canzone che da’ il titolo all’album, “Battito di mano” appunto. Parla di un rapporto di amicizia a distanza, quello reale fra me e un mio caro amico che abita fuori dall’Italia. L’ho scritto per spronarlo a ritrovare la serenità in momento difficile”.

“Ti scrivo dentro a un sogno, davanti a un mare calmo che non riflette più, dentro i vicoli di un cuore che non batte senza te”. Ascoltando il testo di “Sguardi”, il brano sembra raccontare di un amore impossibile e tormentato. E’ un tema che ti appartiene nonostante la tua giovanissima età? E’ stato difficile interpretarlo?

 “Quando canto una canzone, tendo sempre a metterci qualcosa del mio vissuto. Alla mia età ho già avuto alcune storie d’amore, la maggior parte a distanza a dire la verità, e quindi non è stato difficile interpretare questo brano. Ma più che il tema dell’amore tormentato, quello che mi ha colpito maggiormente di questo brano è stato il titolo, che mi ha fatto subito pensare appunto agli sguardi delle persone verso il mondo, a come cambiano in base allo stato d’animo, se siamo innamorati oppure delusi o tristi”.

Nel videoclip di “Sguardi” ti si vede in primo piano interpretare la canzone mentre ti scorrono accanto immagini del quotidiano, giovani che ballano, un fiore mosso dal vento, le onde del mare che si infrangono sulla riva. Sembrano davvero “sguardi” sul mondo. Di chi è stata l’idea? Hai partecipato alla realizzazione del video?

“Sì, l’idea è mia. Ho studiato Comunicazione e Media all’Università e mi piace occuparmi anche della parte visuale dei miei progetti musicali. Per rappresentare l’idea degli sguardi delle persone sul mondo ho pensato proprio di creare questo dualismo nel videoclip. Anche per un altro brano contenuto nell’album, “Niente di buono” ho contribuito alla realizzazione del video. E’ mia l’idea di girarlo a casa di mia zia, un posto per me molto importante, che considero un po’ come il mio rifugio. Mia zia è spesso via per lavoro, per lunghi periodi, e quando non c’è mi lascia la possibilità di vivere nella sua casa, che è praticamente diventata la mia seconda casa il mio studio dove scrivere e comporre le mie canzoni”.

 Sguardi” si può considerare non solo un passaggio di testimone fra Baroni e Simone Frulio, ma anche un simbolico regalo di viaggio da parte del tuo produttore. Dove ti porterà questo tuo nuovo viaggio musicale Simone?

Il fatto che io abbia deciso di dedicarmi alla musica ha prolungato la mia permanenza in Italia. Mi sono da poco laureato e l’idea post laurea è sempre stata quella di partire per gli Stati Uniti per affrontare un anno di cambiamenti, di esperienza fuori casa, arricchendo la lingua e confrontandomi con una delle culture che più amo, quella americana. Attualmente invece, con questo nuovo disco, sono convinto nel voler rimanere ancorato alla mia città, Milano, per poter far vivere al meglio le mie canzoni, mettendoci tutto me stesso, come ho sempre fatto. La musica è da sempre stata la mia compagna più fedele e tradirla ora sarebbe un errore imperdonabile. Sono pronto a vedere cosa mi riserverà per il futuro: lascia che sia lei a guidarmi, in maniera del tutto spontaneo e naturale”.

Questa la tracklist dell’album:

  1. BATTITO DI MANO
  2. ADESSO
  3. BOTOLA OSCURA
  4. #POESIA
  5. NIENTE DI BUONO
  6. DIMMI DOVE SEI
  7. HO TE
  8. I JUST WANNA TAKE YOU TO THE SEA
  9. E NON SERVONO PAROLE #L
  10. QUELLO CHE ORA NON C’È PIÙ
  11. REALTÁ
  12. SGUARDI

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