Potevo essere un tossico morto, invece sono un tossico ricco“. Comincia così “Love bandana“, terza traccia di “Kety“, terzo album di Ketama 126, ultima stella della trap italiana in termini di ascesa.

Una frase che racchiude al 100% la poetica del genere: dipendenza dalla droga, disagio e riscatto spesso e volentieri annidati all’interno di contesti periferici. Del resto tutto comincia nei casoni statunitensi abbandonati di Atlanta, le cosiddette Trap House, dove si consuma e spaccia ogni tipo di sostanza psicotropa. Non per nulla in inglese “trap” significa “trappola” e allo stesso tempo, nello slang USA, “spacciare”. Motivo per cui le tematiche espresse nelle canzoni dei trapper più celebri del mondo vengono additate di essere totalmente povere di contenuti. Ma non è così, o meglio. Non è sempre così.

In Italia la trap è arrivata inizialmente nelle sonorità, diventate iconiche per la presenza di bassline invasive e pesanti, da beat sincopati costellati di hit hat (ovvero il charlestone) funzionali per le linee melodiche aperte e un tipo di rap cantato con l’ausilio dell’autotune, marchio di fabbrica dello stile che consente di pitchare (modificare) la voce e rendendola distorta. Il suono primigenio trap italico germoglia nella produzione da solista di Guè Pequeno, prima nel 2011 con “Il ragazzo d’oro“, poi con il culto “Bravo ragazzo” (2013). Il sound emergerà prepotentemente nei lavori di Madman & Gemitaiz, culminati con “Kepler” nel 2014 e nei rispettivi album individuali, per poi spargersi a macchia d’olio in praticamente tutte le basi dei rapper più celebri, da Marracash a Fibra passando per Clementino, Luchè, Salmo, Nitro e molti altri.

Ma qual è la prima canzone italiana trap, sia per sonorità che per tematiche? Dagli esperti è stata individuata una hit del 2014, ovveroCioccolata” di Maruego (ora noto come MaRue) e Caneda. Il brano, vera e propria pietra miliare del genere, parla proprio con evidente doppiosenso dello spaccio di hashish, utilizzando sapientemente, sul filo del nonsense, anche termini in arabo, tendenza che si ritroverà anche nella musica del più celebre Ghali, punta di diamante della scena milanese.

Proprio a Milano, sempre intorno al 2014, si crea un nucleo di artisti-amici spinti dalla passione di fare qualcosa di nuovo ispirandosi a ciò che succede sia negli USA che in Francia, capitanati dal duo che, più di tutti gli altri, ha sconvolto totalmente il rap italiano e le dinamiche discografiche: Sfera Ebbasta e il suo producer Charlie Charles. Sfera e Charlie si fanno conoscere in tempo lampo, pubblicando all’inizio una copiosa quantità di singoli, tutti accompagnati da istant video girati ed ideati dal videomaker Alessandro Murdaca, che saranno poi agglomerati nell’ormai classico primo lavoro “XDVR“: vita di quartiere e di provincia (“Ciny“), abuso e spaccio di stupefacenti (“Panette“), voglia di uscire dal limbo, guadagnare con la musica e salvare non solo se stessi ma anche le proprie famiglie. I temi vengono sempre ben rappresentati da Murdaca, il quale raggiunge il capolavoro nella creazione del video di “Brutti sogni, ambientato in un’isola sperduta di un paese immaginario circondata da un mare viola di codeina.

La musica del duo si propaga sempre più, fino a trovare le orecchie di Marracash che propone agli artisti di entrare nel roster del momento, Roccia Music, etichetta che vedrà la fine da lì a breve; al loro successo si aggiunge anche quello di trapper a loro vicini: dal già citato Ghali a Rkomi, passando per i genovesi Tedua e Izi. Nel 2017 questi artisti si ritrovano insieme nella traccia “Bimbi“, vero e proprio manifesto della trap italiana destinato a rimanere nella storia.

Se a Milano la sfera concentrica è unica, a Roma la situazione è nettamente diversa. Da una parte troviamo infatti un solitario Achille Lauro che, con i suoi primi album, ha contribuito alla diffusione del genere in Italia raccontando le storie della parte più oscura della città eterna, tematica presente ancora oggi nonostante il passaggio al mainstream, dall’altra con il gruppo più controverso degli anni zero: la Dark Polo Gang, collettivo orchestrato dal produttore Sick Luke che abbraccia la parte più superficiale della trap, facendone emergere il lato scanzonato, quello contornato da sesso e mera ostentazione della ricchezza. E il motivo è chiarissimo. I quattro membri nascono agiati, nel rione Monti a Roma Nord, per cui non possono avere per forza di cose il background e la rabbia che ha contraddistinto i brani di tutti gli altri rapper citati in precedenza. Per questo motivo la Dark Polo ha ricevuto un’infinità di critiche non solo dagli amanti del genere, ma anche da parte di molti addetti ai lavori.

Se c’è una cosa che però unisce Lauro alla Dark Polo è lo stile: entrambi infatti inseriscono nei loro look accessori ed abiti da donna, rendendo fluidi i loro outift e cancellando di fatto lo stereotipo misogino che ha da sempre accompagnato il rap, soprattutto negli anni del boom.

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Due anni più tardi, nel 2016, nascerà sempre nella capitale una crew molto variegata, la Love Gang, che ospiterà all’interno personalità artistiche molto diverse come Carl Brave e Franco 126, trapper uniti da una spiccata contaminazione cantautorale, e Pretty Solero, Ugo Borghetti e Ketama 126, artisti di spicco della trap più Hardcore. Carl e Franco otterranno un grandissimo riscontro di critica e pubblico con il disco “Polaroid“, per poi prendere percorsi diversi da soli. Ketama, come dicevamo poc’anzi, ha ottenuto un successo più largo negli ultimi mesi, complice il primo album pubblicato con una major (Sony Music), decisamente uno dei progetti più interessanti dell’anno grazie alla fusione tra hip hop, trap e rock, ben evidenziata in brani come “Trap Jeans” (con Fabri Fibra) e “Più forte“. Il cantante ha inoltre scalato le classifiche grazie a “Cos’è l’amore“, pezzo firmato da Don Joe con Franco 126 che vanta la presenza di un sample struggente di Franco Califano.

Il resto è storia recente. In soli cinque anni la trap è diventata il genere più ascoltato dai giovani e, come la maggior parte delle cose che diventano alla portata di tutti, ha subito una flessione, perdendo in alcuni casi la sua autenticità. Tuttavia sono tanti gli artisti che si sono distinti proponendo un suono e una scrittura interessante e valida: basti pensare a Lazza, CapoPlaza Ernia, DrefGold, Quentin 40, Vegas Jones e tanti altri. La trap segna inoltre anche l’ingresso di un finalmente cospicuo numero di donne, tra cui sono emerse rapper magnetiche come Beba e Chadia Rodriguez.

Tuttavia gli artisti che più si sono distinti nell’ultimo periodo sono due, Massimo Pericolo e Madame. Il primo ha impressionato gli appassionati con il disco d’esordio “Scialla Semper“, titolo che prende lo stesso nome dell’operazione antidroga che lo ha rinchiuso in carcere per un anno e mezzo a causa di spaccio: la sua musica può essere considerata emodrill, un sottogenere della trap contrassegnato da testi violenti e pessimistici. L’album urla giustizia sociale, “Voglio solo una vita decente“, tuona l’ultima barra della potentissima “Sette miliardi”, “Voi le chiamate “camere”, mi sembra onesto
Per il mio reato il carcere lo chiamo “scherzo” Non sai se ridere o piangere se sei lì dentro, Ma sto piangendo dal ridere a pensarci adesso” confida il rapper nella title track, descrivendo nel dettaglio le sue sensazioni durante il periodo di detenzione. Un vero e proprio schiaffo in faccia a chi ascolta.

Madame invece non è tanto l’astro nascente del rap italiano al femminile, bensì l’artista più interessante in toto degli ultimi dieci anni. Vicentina classe 2002, scoperta dai creator Arcade Boyz, ha conquistato gli appassionati con “Sciccherie“, suscitando curiosità per il suo flow sbilenco ornato da complessità metriche e accenti cambiati che rendono le parole quasi incomprensibili come uno scioglilingua continuo. Dopo aver pubblicato la hit, che colleziona oltre 4 milioni di visualizzazioni su YouTube, la rapper adesso sotto l’ala protettiva di Paola Zukar (manager di Fabri Fibra, Clementino e Marracash) ha rilasciato altre due perle come “17” e “La promessa dell’anno“, dove mette in luce tutto il suo talento che schiaccia l’occhio al Fibra di Mr Simpatia fondendolo con i suoi crudi tormenti da adolescente di ultima generazione. i capelli arruffati, lo sguardo costantemente basso e le spalle sempre incurvate in avanti hanno reso Madame una vera e propria icona, pronta a prendersi direttamente lo scettro del genere e a sedersi sul trono, uomini compresi.

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