Di Marta Scaccabarozzi

Qualcuno li ha definiti i Clash italiani! Che il paragone ci stia non abbiamo dubbi, dato che i Linea sono la combat rock band più famosa, e importante, nel panorama musicale italiano. In questi giorni festeggiano i trent’anni di carriera, con un nuovo disco dal titolo tosto, FUORI MERCATO, disponibile da domani in digitale, streaming, CD e vinile. Abbiamo incontrato Federico e Gimmy, due quarti della formazione milanese, per parlare di tutto questo.

 

1 – Ciao Linea a benvenuti! Festeggiate i trenta anni di carriera. Come vi sentite?

 

Federico: siamo molto contenti di essere arrivati fino a qua e credo che in effetti non poteva essere diversamente. I Linea sono una parte fondamentale delle nostre vite. Certo, spesso è stato un percorso non semplice ma fino ad ora siamo riusciti a superare tutti gli ostacoli e gli avvenimenti più o meno fortunati. Diciamo che è come quando lotti per sopravvivere, non molli mai. In 30 anni son successe tantissime cose, ecco… ciò che rimane sono soprattutto le canzoni, i luoghi e le persone che comunque restano sempre vive nei nostri ricordi. Tantissimi episodi belli, risate, scazzi in perfetto stile rock’n’roll.

 

Gimmy: Ci sentiamo come dei 50enni che dopo 30 anni dedicati a questa band, si sono fatti un bel regalo con questo disco! Si è vero non abbiamo mai vissuto di musica, abbiamo suonato parecchio in giro, ma forse potevamo suonare di più. Ci possono essere tanti “ma”…..ma quello che conta di più è che siamo orgogliosi di tutto quello che abbiamo fatto…e questo disco è qui a dimostrarlo!

 

 

2 – Il regalo che ci e vi fate per questo traguardo è il nuovo disco “Fuori mercato”, disponibile da domani per Ammonia Records. Cosa contiene questo lavoro?

 

Federico: “Fuori mercato” è una sorta di viaggio a ritroso in questi 30 anni di esistenza. Potrebbe essere banalmente annoverato come “antologia” ma così non è. Abbiamo scelto 13 canzoni del nostro repertorio e le abbiamo “vestite” con un nuovo abito, nuovi arrangiamenti che rispecchiano il nostro modo di essere oggi. Abbiamo scelto canzoni che a torto son rimaste un po’ in ombra nel corso degli anni, mai suonate nei concerti o addirittura mai pubblicate sui dischi ufficiali. Abbiamo volutamente evitato di rifare quei brani che negli anni son diventati un po’ i nostri “classici” concentrandoci proprio su quelle canzoni che sono state meno valorizzate in passato. Inoltre abbiamo composto un brano nuovo per coronare questo percorso che va dal 1989 al 2019. Il risultato è un disco nuovo che è tutto tranne che un revival.

 

Gimmy: Federico ha già detto praticamente tutto. Io voglio aggiungere una cosa. Questo disco è fatto di belle canzoni, e quello che volevamo fare era proprio riprendere diverse canzoni della nostra storia, anche dell’inizio, dai primi demo…quindi brani di 30 anni fa, e tirare fuori il bello che c’era dentro. Eravamo, e siamo, convinti che in questi pezzi c’erano delle grandi melodie e armonie, le abbiamo ri arrangiate in modo da tirarle fuori. Crediamo di esserci riusciti.

 

3 – Vi confessiamo di averlo già ascoltato (siamo fortunati). Siamo rimasti colpiti da come suonano i Linea nel 2020, rispetto ai lavori precedenti. Cosa vi ha portato a questo nuovo sound?

 

Federico: In fin dei conti siamo sempre stati “prestati” al punk rock e al combat nel senso che nei nostri gusti e ascolti c’è molto di più. Tendenzialmente chi ha fatto parte dei Linea, sia in passato che oggi, ha sempre avuto una visione generalmente eterogenea della musica salvo essere inamovibili su alcuni punti saldi. Unisci il fatto che le etichette modaiole non hanno mai fatto al caso nostro. Da qui arriva anche il titolo di una canzone e dell’intero disco, siamo sempre stati fuori mercato. Qualcuno ha persino detto che noi siamo troppo musicisti per essere punk e troppo punk per essere musicisti, una definizione che mi piace. In più in questi ultimi anni abbiamo avuto l’occasione di confrontarci con un modo diverso di approcciare la musica grazie alla nostra collaborazione con il cantautore Filippo Andreani con il quale abbiamo fatto due dischi e suonato live come backing band.

 

Gimmy: Spero colpiti positivamente!! Lo dicevo anche prima, quello che ci ha portato a questo sound era la voglia di scoprire e tirare fuori il bello da queste canzoni. Senza badare al genere, se non era punk rock o combat. Noi siamo sempre stati Fuori mercato; al tempo ce lo hanno detto come fosse un “difetto”, ma per noi è sempre stato un pregio!

Insomma noi pensiamo che dopo 30 anni non abbiamo niente da dimostrare a nessuno, chi conosce i Linea, la loro storia, quello che hanno fatto e che hanno detto…sa chi sono!

Quindi in questo lavoro abbiamo pensato a divertirci, a provare gusto nello scoprire la bellezza delle canzoni in un’altra veste, a ri arrangiare, a suonare queste piccole storie che fanno parte della nostra vita. Io credo che la gente che ci segue e anche quella che speriamo ci scoprirà, questa cosa la sentirà, la capirà e speriamo la apprezzerà.

 

4 – Ci viene quasi da pensare che vogliate allargare il target del vostro pubblico. Avete valutato questa opzione o è stato tutto spontaneo?

 

Federico: è stata assolutamente una evoluzione naturale. Questo disco, come tutti i suoi predecessori, ha la sua “storia” ed è nato in determinate circostanze. Personalmente lo ritengo un lavoro molto più “meditato” o meglio… sul quale abbiamo lavorato con più rilassamento. Anche il metodo che abbiamo adottato per la pre-produzione ha fatto la sua parte nel senso che per la prima volta non abbiamo arrangiato le canzoni in sala prove ma ci abbiamo lavorato ognuno nei propri spazi casalinghi e con i propri registratori multi traccia, confrontandoci continuamente. Questo ha permesso ad ognuno di tirare fuori le proprie peculiarità, con i propri tempi. Il tutto, sempre e solo in funzione delle canzoni senza pensare minimamente a chi le avrebbe ascoltate. Insomma questo cambiamento non nasce dalla volontà precostituita di allargare il nostro pubblico o di risultare più pop e fruibili ma esclusivamente da ciò che sentivamo di fare e dalla volontà di far risplendere canzoni che non avevano avuto il giusto trattamento in quanto ad arrangiamento e registrazione.

 

Gimmy: Diciamo che non è stato il nostro primo pensiero quello di allargare il target del nostro pubblico. Se questo succederà saremo i primi ad essere felici!

Però è stato più un processo spontaneo quello di dare un altro vestito a canzoni, che forse non avevano avuto la giusta luce che meritavano.

 

5 – In questi anni etichette e artisti indipendenti, che MEI supporta da sempre, stanno vivendo un periodo particolare. Da un lato la discografia tutta è forse a un punto di svolta, di non ritorno, per tante dinamiche diverse, dall’altro sono sempre di più le label indipendenti che sfornano artisti che riescono ad ottenere grande successo anche senza la spinta di una major. Che idea avete di questo “fenomeno”?

 

Federico: la crisi della discografia è in corso ormai da tantissimi anni ed è il risultato, a mio modo di vedere, dell’aver voluto inseguire il profitto a tutti i costi spesso a discapito della sostanza e della qualità. Da quando “chi vende tanto” è diventato automaticamente “un bravo artista” si è intrapresa una strada che non poteva che essere “in picchiata” verso il basso. Quando i talent scout son stati sostituiti da manager di multinazionali le sorti erano chiare. Si è privilegiato il “tutto e subito” piuttosto che, come in passato, avviare percorsi di crescita. Oggi molte label cosiddette “indie” hanno riempito i vuoti lasciati dalle major però credo che spesso gli artisti che propongono sono molto più accostabili al mainstream che alla musica indipendente. sicuramente sto generalizzando in quanto esistono tante etichette che continuano ad avere una filosofia molto più legata alla qualità che magari un giorno “pagherà” e meno ossessionata dai numeri… però che fa grandi numeri oggi spesso è “travestito” da indie ma di indipendente ha davvero poco.

C’è anche chi ha ancora il coraggio di azzardare, ad esempio Ammonia Records che tira a bordo i Linea… ahahah.

 

Gimmy: Parlare della discografia Italiana è sempre molto complicato…oggi come 30 anni fa! Le major in Italia non hanno mai investito molto sui giovani….ci sono stati periodi dove il “giovane artista” che usciva per una major aveva 30 e più. Quando poi molte piccole label si sono sostituite nel lavoro di scouting alle major, c’è stata una consistente fetta di mercato che le major hanno perso. Per cui ben vengano le piccole etichette che lavorano, scoprono e si sbattono, creando quel sotto bosco musicale che spesso è pieno di ottimi artisti e grandi band. Ben vengano anche tutte le strutture come il MEI anche, che aiutano tutto questo movimento. Spesso però in Italia manca il pubblico, la gente che va ai concerti, che compra i dischi, che non siano per forza quelli che passano dai network. La gente deve tornare a cercare, a scoprire in quel sotto bosco che c’è anche in Italia e questo con internet e la rete è possibile.

 

6 – “Fuori mercato” uscirà anche in vinile. Quanto conta per voi questo supporto, nell’era del digitale?

 

Federico: Il vinile è l’unico supporto musicale che si possa definire “un bel oggetto”. Inoltre personalmente mi evoca tutte le ore passate ad ascoltare musica quando ero un ragazzo, con copertina e testi in mano. Si ascoltavano i dischi interi non compilation di canzoni.

Per cui la pubblicazione anche in vinile è un po’ l’avverarsi di un sogno. Detto questo, non vorrei far la parte di quelli che dicono “un tempo si stava meglio”. Apprezzo anche tutti gli altri supporti, i tempi cambiano e le cose evolvono… per cui ben venga la musica “liquida”. Ciò che fa la differenza è sempre il contenuto e il modo che uno ha di ascoltare e “sentire” la musica. Senza contare che a livello di comodità avere una chiavetta  o collegarsi a un servizio in rete è sicuramente più immediato che mettere un vinile sul giradischi. Pro e contro: più velocità e meno sforzo per ottenere qualcosa, c’è da pensarci su.

 

Gimmy: Beh come dicevo all’inizio noi siamo tutti intorno ai 50…chi più e chi meno! Quindi siamo nati e cresciuti nell’era del vinile, per cui per noi conta tantissimo poter fare uscire questo disco anche in questo supporto. Il vinile è proprio un bel oggetto! Apri questa copertina grande, le foto si vedono bene, i testi li leggi bene, quel suono caldo….insomma è come scoprire un tesoro. E’ chiaro che adesso con tutti i supporti digitali che ci sono, la comodità e la velocità la fa da padrona. Però a mio parere il vinile è unico…non lo potrà mai battere nessuno!! Siamo vecchi! Ah ah ah

 

7 – Ovviamente il disco sarà anche su Spotify. Ma nella vostra playlist Spotify, che musica troviamo? Oltre alle vostre produzioni, ovviamente.

 

Federico: nella nostra playlist di Spotify banalmente ci puoi trovare quella che per noi quattro è musica bella, una soggettività che a volte sfiora l’oggettività. Ecco… si nota che è tutta musica “datata”, ahah. Comunque, per fare nomi, ci trovi da Beatles ai Ramones, dai Cure ai Deep Purple, Clash, Police, Who, Lou Reed, Ultravox!, Talking heads etc etc.

 

Gimmy: Quando Kappa dell’Ammonia records ci chiese di metter giù una playlist per Spotify ho pensato…”Ahia adesso qui ci mettiamo 2 mesi e viene fuori un’accozzaglia di musica!”

In effetti ci trovi di tutto, ma è normale siamo cresciuti negli anni ’70, ’80 e ’90…anni in cui c’è stata la miglior musica di tutti i tempi!! (mi beccherò qualche insulto dai ragazzi ah ah)

Quello che ci trovi nella nostra playlist lo ha già detto Federico, io ti aggiungo XTC, Grand Funk Railroad, Hawklords…..che probabilmente la maggior parte della gente non conosce, ma per noi sono stati fondamentali per crescere musicalmente.

 

 

LEGGI QUI L’ARTICOLO ORIGINALE SUL SITO DEL MEI.

 

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Crediti foto: Mei