Il 13 marzo esce “Trema la terra”, nuovo disco di Alfio Antico. L’intervista con l’artista siciliano per parlare del suo lavoro, fusione fra tradizione e contemporaneità.

Musicista, attore teatrale, legatissimo alla tradizione pastorale della sua Sicilia che da sempre permeano i suoi lavori fra musica, poesia e teatro. Alfio Antico, considerato fra gli assoluti maestri del tamburo, si prepara a pubblicare un nuovo disco, previsto in uscita per il prossimo 13 marzo.

“Trema la terra” il titolo scelto dal musicista di Lentini per il suo ultimo lavoro, anticipato dall’uscita del singolo “Pancali cucina“, alla cui produzione artistica ha contribuito Cesare Basile. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare qualcosa sul disco, su come è nato e su come abbia coniugato nel migliore dei modi la tradizione antica con la musica elettronica contemporanea.

l 13 marzo uscirà “Trema la Terra”, il tuo nuovo disco. Che tipo di lavoro sarà?

Sarà un lavoro nuovo e diverso come sempre. Ci siamo incontrati in studio con Cesare Basile e abbiamo costruito questo nuovo viaggio che vuole scavare le radici più profonde dei miei racconti. Inoltre ci sono tanti amici che hanno portato qualcosa di loro, come ad esempio Gino Robair dagli Stati Uniti con le sue onde, i suoi pianoforti preparati e le sue idee. Sarà un lavoro diverso e nuovo.

“Trema la terra” segue di quattro anni il precedente disco; ci sarà continuità con esso oppure ci saranno elementi di diversità?

Ogni disco cerca di essere differente, poi ci sono sempre io, le mie storie e il mio modo di lavorare. Negli ultimi anni sto seguendo un percorso che cerca di relazionarsi con nuovi suoni che danno nuova vita ai racconti popolari e all’arcaico che c’è in me.

Il disco unisce due anime all’apparenza all’opposto fra di loro: quella della tua tradizione e quella della musica più contemporanea. Come hai lavorato per conciliarle?

Attenzione, io racconto una tradizione, ma, soprattutto in “Trema la Terra“, parlo anche del mondo contemporaneo, delle persone e della frenesia che c’è intorno. La contemporaneità è anche questa, penso di farne parte dato che, nel bene e nel male, ci vivo. Questo è comunque un percorso che sto seguendo da un po’ di tempo: raccontare delle storie in relazione al mondo pastorale dal quale vengo, con uno strumento che è vivo, che è storia, che è arcaico e farlo scontrare con nuovi suoni.

Hai collaborato con tantissimi artisti della scena italiana: c’è qualcuno con cui vorresti collaborare nuovamente e altri con cui ti piacerebbe farlo?

C’è sempre stato uno scambio, io ho dato qualcosa e qualcosa ho ricevuto. Ho sempre bei ricordi di tutti e, chi più chi meno, sono rimasto in contatti con molti, alcuni li considero veri amici fraterni. Dire un nome sarebbe sbagliato perché davvero, con tutte le persone ho sempre avuto bei momenti e, se in futuro, ci si incontrerà di nuovo sarò ben lieto di dare e ricevere, come sempre.

Ci sarà un tour legato a questo nuovo disco? Quale dimensione nel caso hai scelto?

Ci saranno dei concerti. Inizialmente presenteremo il disco in showcase e ci sarà una data il 25/03 al Locomotiv di Bologna. In seguito annunceremo le date che si stanno chiudendo in queste settimane. La dimensione poco conta, l’importante è portare l’arte, la musica e il Tamburo. Credo che un disco come Trema la Terra possa essere sentito da tutti e ovunque.


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