L’attrice bolognese Chiara Sani – recentemente premiata con il Premio ‘Prestige per le Arti’ – ci parla del suo undicesimo film con Pupi Avati.

Questi, in ordine cronologico, i film in cui è stata diretta dal popolare regista: Dichiarazioni d’amore (1994), Festival (1994), La via degli angeli (1999), Il cuore altrove (2003), Ma quando arrivano le ragazze? (2005), Per non dimenticarti (2006), Il papà di Giovanna (2008), Una sconfinata giovinezza (2010), Un matrimonio (2011), Il bambino cattivo (2013), Il signor Diavolo (2019).

Di seguito il suo “Diario di Bordo” dal set de “Il signor Diavolo”, in programmazione nelle sale cinematografiche dallo scorso 22 agosto [Trailer Ufficiale].

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DIARIO DI BORDO DAL SET DEL FILM DI PUPI AVATI ‘IL SIGNOR DIAVOLO’

Avevo lavorato con il maestro Pupi Avati in dieci film. Ogni volta che ho la possibilità di lavorare come attrice in un film cinematografico penso: “Chissà quando mi ricapiterà di saltare sulla ‘giostra’ di nuovo… forse non mi chiameranno mai più!” Questi pensieri assalgono molti attori soprattutto alla fine dell’ultimo ‘giorno di posa’ (le giornate sul set per un attore si chiamano così), perché la ‘magia’ di un set cinematografico crea assolutamente dipendenza e il lavoro di attore è talmente precario, che i panda e le foche stanno organizzando eventi di beneficenza a favore degli attori-italiani-che-non-hanno-ancora-sfondato!

Il paradosso  è che, quando meno te lo aspetti (cioè quando hai sostituito la dipendenza da ‘giostra del set’ con la cioccolata o con falsi pensieri tipo “noo, in realtà a me non piace molto fare l’attrice… ci si alza troppo presto!”, la giostra ti riacchiappa all’improvviso! Quando Pupi Avati mi stava chiamando al cellulare da SEI volte, per reclutarmi nel ‘Signor Diavolo’, avevo messo il silenziatore perché stavo facendo un incontro di lavoro (che poi non è mai andato in porto!!). E così, dopo due mesi, mi sono ritrovata immersa nelle affascinanti valli di Comacchio e in una chiesa sconsacrata di Oriolo Romano, in ambienti scenici resi ancora più inquietanti e misteriosi, grazie alla straordinaria ‘fotografia’ di Cesare Bastelli…

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Lavorare con Pupi Avati è come salire sui ‘Magic Mountain’ di Los Angeles (le giostre più alte del mondo), perché da vero MAESTRO riesce a portare l’intero cast artistico e tecnico in un’altra dimensione. In questo film, un horror-gotico ambientato alla fine degli anni 40, sono stata trasformata fisicamente in modo assoluto: capelli neri e raccolti in una classica pettinatura d’epoca, niente trucco e tante occhiaie. Per non parlare delle emozioni che dovevo trasmettere con il personaggio che interpretavo, che mescolavano la ‘rassegnazione’ di una contadina, il ‘dubbio’ di una madre che non riesce più a riconoscere la sincerità e identità del proprio figlio e lo shock di… beh, questo non ve lo dico! Non posso spoilerare se ancora non lo avete visto, giusto?

Chiara Sani con i fratelli Avati, Pupi e Antonio.

Nel ‘Signor Diavolo’ ho avuto la possibilità di fare una cosa che non avevo mai fatto in un film: PIANGERE… ma piangere davvero! Pupi però, riesce sempre a ipnotizzare noi attori, basta un suo sguardo e immediatamente sei DENTRO il tuo personaggio. Aspettavo il giorno in cui avrei girato la ‘scena del pianto’ con una certa inquietudine, perché con Pupi non si può fingere, ti ‘sgama’ immediatamente se non sei sincero nelle emozioni che trasmetti … devi lasciarti andare e farti guidare da lui sulla sua giostra. Poi quel giorno è arrivato e tutto è andato meravigliosamente: dal primo CIACK ho pianto galloni di lacrime, continuando a mantenere la concentrazione sul dolore e la disperazione del mio personaggio. Dopo un paio d’ore ho cominciato a pensare “ancora qualche scena e posso smettere di piangere, resisti!”.

Ma improvvisamente, mentre il mago degli effetti speciali Sergio Stivaletti ultimava una sua ‘creazione’ per completare quella scena, Pupi esclama davanti a tutti: “Chiara, mi hanno detto che sai imitare benissimo Valeria Marini! Fammi sentire!” Presa in contropiede, mi sono ritrovata a imitare la Marini in mezzo al prato, lamentandomi che non trovavo i ballerini per il mio balletto, protestando che mi avevano pettinato con un sotè di cozze in testa e che volevo subito l’elicottero. Dentro di me pensavo “adesso chi ci riesce a piangere di nuovo a comando?? Se ci riesco, sono bipolare!” Beh, grazie a Pupi Avati ho scoperto di essere bipolare…

Ma è proprio questo ciò che rende il cinema così speciale e soprattutto la famosa ‘fabbrica dei sogni’: ogni film è un condensato di emozioni, creatività e passioni. Ha una sua anima che è costituita da chi lo crea (regista, cast e crew) e da chi lo guarda (noi/voi spettatori). Per fortuna esiste questa giostra meravigliosa che non smetterà mai di farci sognare…

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