“There is no easy road to freedom”, inizia con questa citazione l’ultimo videoclip musicale di Bobi Wine, cantante ugandese famosissimo nel suo stato. Strenuo oppositore del presidente Yoweri Museveni, che governa l’Uganda dal lontano 1986, Bobi Wine è già parlamentare all’opposizione e si è candidato come presidente per le prossime elezioni di gennaio.

Nel videoclip in questione mostra immagini di rivolte e scontri con la polizia, non dissimili da quelli che da due giorni animano le città ugandesi, dove la gente manifesta da quando Bobi Wine è stato arrestato per aver organizzato una manifestazione nel distretto di Luuka, nella zona est del paese, durante la quale le norme anti-contagio non sarebbero state rispettate.

Intanto, un altro esponente di spicco dell’opposizione, Patrick Amuriat, è stato accusato di aver organizzato una manifestazione non autorizzata nella città Gulu, nell’Uganda nord-occidentale, ricevendo lo stesso trattamento del cantante.

La popolazione ha fiutato subito la strategia politica del presidente, sbaragliare la concorrenza alla radice. Ma il presidentissimo non aveva fatto i conti con il clima di tensione che già più volte era esploso in sommosse dovute ai numerosi arresti ‘politici’ nello stato. Sembra che durante i violenti scontri di questi giorni però la situazione sia precipitata nella violenza da parte della polizia. Sono 16 per ora le vittime riportate dai media ugandesi, e più di 60 i feriti.

Nell’ottobre del 2019 Bobi Wine era già sfuggito a un tentativo di arresto, scappando in motorino, e aveva postato lui stesso sui social i video della fuga. Durante i suoi show le stoccate al governo sono sempre numerose, e quest’estate ha pubblicato il video di un concerto, il Freedom Show, suonato interamente a bordo di una barca al largo del lago Vittoria, che però preferisce chiamare con il suo nome tradizionale: Nyanza.

Tre settimane fa era toccato alla Tanzania, dove i risultati delle elezioni, annunciati dopo numerose proteste e violenze, hanno riconfermato il presidente uscente John Magufuli per il secondo mandato. Il suo partito, il Chama Cha Mapinduzi (Partito della Rivoluzione), ha ottenuto la stragrande maggioranza dei seggi in parlamento nazionale e ha mantenuto la regione semiautonoma di Zanzibar con il 76 per cento dei consensi. Naturalmente, l’opposizione ha denunciato numerosi brogli e intimidazioni da parte delle autorità.

Insomma, tutto il mondo è paese, anche se talvolta, quella che per certi paesi è una tragedia, come in Bielorussia, Tanzania e Uganda, si trasforma per altri paesi in una enorme farsa.

 

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Crediti Foto: LaPresse


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