Torna a farsi preoccupante la situazione tra Armenia e Azerbaijan nella regione separatista azera sostenuta dall’Armenia di Nagorno-Karabakh. L’esercito azero ha bombardato le postazioni delle forze indipendentiste armene, mentre due elicotteri militari azeri sono stati abbattuti. I combattimenti in corso tra i separatisti armeni e le forze armate azere hanno già provocato molte vittime civili. Si tratta della più grave crisi tra i due Paesi dal 2016.

Nikol Pashinyan
Nikol Pashinyan

Secondo il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, l’Azerbaijan ha lanciato un attacco aereo all’alba, mentre secondo fonti azere i primi bombardamenti sono arrivati proprio dalla regione autonoma sostenuta dall’Armenia. Come affermato dal governo azero, le forze armate hanno iniziato l’offensiva nella regione autonoma per neutralizzare la controparte armena e proteggere la popolazione civile. La regione di Nagorno-Karabakh ha proclamato la legge marziale che prevede la sospensione temporanea delle normali leggi per assegnare il controllo della giustizia a tribunali militari.

Presidente dell'Azerbaijan, Ilham Aliyev
Presidente dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev

Quello tra Armenia e Azerbaijan è un conflitto che va avanti dagli anni Novanta. Dal 1988 la regione in questione è un territorio conteso dai due Paesi. Così conteso da sfociare in una guerra che tra il 1992 e il 1994 ha provocato 30mila morti, terminata con l’autoproclamazione di Repubblica della regione del Nagorno-Karabakh. Negli anni l’Azerbaijan non ha mai cessato di riconquistare la sua integrità territoriale, mentre l’Armenia ha dato sostegno alla regione separatista popolata in maggioranza da armeni. Dal 1994, nonostante i diversi tentativi di mediazione del cosiddetto “Gruppo di Minsk” dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce), presieduto da Stati Uniti, Russia, Francia e formato da Italia, Germania, Bielorussia, Finlandia, Svezia e Turchia, i due Paesi non sono mai arrivati ad una pace.

Alcuni scontri sporadici hanno sempre caratterizzato la zona contesa anche dopo il 2016, quando una guerra di quattro giorni (dal 2 al 5 aprile) riaccese lo scontro. Come allora, anche adesso Mosca chiede un “cessate il fuoco immediato” e l’avvio di colloqui atti a stabilizzare la situazione. Mentre la Turchia condanna l’attacco armeno, appoggiando il governo dell’Azerbaijan. Non sono presenti sul campo forze di monitoraggio o di peacekeeping da parte delle Nazioni Unite. Dagli ultimi scontri avvenuti tra luglio e agosto una risoluzione di pace è sempre più lontana, come sempre più precario è l’equilibrio dell’intera regione.

 

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Crediti foto: LaPresse


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