Di Marta Scaccabarozzi
Abbiamo avuto l’immenso piacere di scambiare una chiacchierata virtuale con il Maestro Enrico Pieranunzi, indiscusso protagonista della scena Jazz internazionale. Amato dalla critica e del pubblico (i 400.000 ascoltatori mensili su Spotify ne sono l’ennesima dimostrazione), ci ha raccontato il nuovo disco Time’s Passage, pubblicato da Abeat Records, e la sua visione sul presente della musica.
Benvenuto al Maestro Enrico Pieranunzi. Ci incontriamo in occasione della release di “Time’s Passage”, il suo nuovo disco. Per prima cosa: ci racconta la genesi di questo lavoro?

Da tempo desideravo registrare col grande vibrafonista Andrea Dulbecco e quando Mario Caccia, patron della Abeat, me ne ha offerto l’opportunità, ho organizzato il gruppo con lui, col mitico André Ceccarelli (vera icona del jazz europeo), con lo straordinario contrabbassista nostrano Luca Bulgarelli e, dulcis in fundo, con la meravigliosa Simona Severini. Un ensemble dal suono molto particolare, diverso da quelli con cui usualmente registro o mi esibisco, che m’ha permesso di muovermi in direzioni musicali nuove.

In “Time’s Passage” il tempo è protagonista, sin dal titolo. In che modo questo concetto è stato tradotto attraverso i brani?

A parte le mie considerazioni  piú o meno “filosofiche” sul tempo contenute nel testo della  title track,  il “Signor Tempo” è indirettamente il vero  protagonista del Cd. Vi sono raccolti infatti brani scritti tanto tempo fa e mai incisi (“The flower”, “Valse pour Apollinaire”), altri mai registrati in versione vocale (“Time’s passage”), altri ancora scritti appositamente per il CD poco prima di registrarlo (“Biff” e “Perspectives”). Una sorta di itinerario sonoro tra il passato e il presente

Di recente pubblicazione anche il video di “Vacation from the blues”, uno dei brani che ci ha maggiormente colpiti, grazie anche alle doti vocali della brava Simona Severini. Perché ha scelto di collaborare proprio con lei?

E’ da otto anni che Simona ed io diamo vita insieme a progetti, concerti registrazioni. Una partnership di grande intensitá artistica. Quando, rispondendo alla prima domanda, l’ho definita “meravigliosa” penso di aver usato l’aggettivo giusto. Simona possiede musicalità, bellezza del timbro vocale, classe naturale, intelligenza interpretativa, personalitá. Secondo me è una cantante con poche rivali in Italia e non solo.

Lei è uno dei pochi del suo genere, e della sua generazione, che vanta milioni di stream su Spotify. A cosa attribuisce questo successo digitale?

D’istinto mi verrebbe da dire…al caso. Non voglio fare il falso modesto ma si sa che Spotify funziona molto sulla base delle playlist e si sa anche che perché un brano abbia successo in Spotify deve capitare o “esser fatto capitare” nella playlist giusta.  Se è quindi vero che alcuni dei brani da milioni di stream cui lei si riferisce sono validi musicalmente (in genere sono quelli piú melodici ad aver funzionato meglio) è d’altra parte altrettanto vero che quei brani hanno avuto la fortuna di essere messi nelle playlist giuste da discografici o loro collaboratori abili e fortunati, che con l’occasione ringrazio molto.

Parliamo proprio di Spotify: è solito utilizzare la piattaforma? Se sì, che brani troviamo in una sua (ipotetica) playlist?

Ci vado spesso per sentire cose varie, jazz soprattutto. Di recente ho sentito e apprezzato molto l’ultimo lavoro di Joshua Redman con Brad Meldhau Difficile fare una playlist ideale. Se ne potrebbero fare molte, seguendo i criteri piú vari. Comunque, a parte il jazz, nella mia playlist ideale metterei  tanto Sting e tantissimo Ennio Morricone, l’immenso Maestro che purtroppo qualche mese fa ci ha lasciato.

Ultima domanda: quali saranno i suoi prossimi impegni?

Domanda dalla risposta difficilissima di questi tempi…Purtroppo diversi concerti giá programmati sono stati spostati al 2021. Faró sicuramente vari streaming e avrei in programma di suonare in Nord Europa, Olanda e Danimarca, tra fine gennaio e febbraio prossimi. Ma riguardo a questi ultimi impegni, data la situazione, il condizionale è d’obbligo. Speriamo bene. 

 

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Crediti foto: Mei