Di Roberta Giallo

No, questa non è una mostra, tipo quelle che si vedono a Berlino.

No questo non è un frame di una serie TV distopica e apocalittica.

Questo è un S.O.S lanciato dagli addetti ai lavori degli eventi dal vivo, che sabato, davanti al Duomo di Milano,  hanno riunito i loro bauli per rendere chiaramente visibile il disagio che ha adombrato un settore che rischia il collasso.

Anzi, il collasso, ahimè, per molti c’è già stato.
E chi ci pensa a questi molti?
Chi ci penserà compiutamente?

Oggi avrei potuto parlarvi dell’ultimo album di una cantautrice o dell’ultimo singolo di un cantautore, di un concerto meraviglioso o di un nuovo format musicale… la verità è che non ci riesco.

Mi manca l’ispirazione, e manca anche un po’ di gioia, per quanto io cerchi di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e oltre.

La verità è che nonostante tutti cerchiamo di andare avanti e celebrare la bellezza, là dove possibile, c’é un peso sul cuore che non smette di dare fastidio, che ci tormenta tutti.

Ne ho parlato con tanti colleghi, tutti mi ripetono cose del tipo: “è complicato,  rischiamo di chiudere, dovrò cambiare lavoro, rischiamo il fallimento, non so se potrò continuare a fare questo lavoro, siamo a casa da mesi, non riusciamo a lavorare, non suonavo in pubblico da 7 mesi, siamo appesi ad un filo, non so come pagare le bollette, chiederò un prestito, (sempre se me lo danno)…”.

Ecco, tutto questo fa accapponare la pelle, e non si tratta di battute di una serie Tv, o di un colossal: trattasi della cruda realtà.

Il mondo dello spettacolo,
della musica, della cultura, o come volete chiamarlo, è in profonda crisi, e servono delle misure importanti e rapide da parte di chi ci governa, per permettere la sopravvivenza e, più dignitosamente io direi la VITA (perché non si può sempre e solo sopravvivere…), di chi lavora in questo settore, garantendo tra l’altro un servizio di fondamentale importanza per i cittadini.

Un paese senza musica, senza spettacoli, senza teatro, senza concerti, muore: questo dovrebbe essere chiaro anche a chi non lavora in questo settore ma sicuramente ne beneficia, magari ascoltando un concerto, una canzone, anche solo tornando a casa, andando su youtube a cercare l’ultimo video di Tizio o Caio.

Ci sono locali chiusi momentaneamente, altri chiusi definitivamente, altri in bilico.

Ci sono persone che hanno cambiato lavoro, o che hanno in mente di doversi reinventare, per necessità.

Eppure, pare che i contagi non vengano poi dagli eventi dal vivo, pare che questo sia un fatto accertato.

Pare proprio che questo settore con le mille e più difficoltà del caso sia anche preparato per far sì che le cose si svolgano in sicurezza.

Quindi?
Non dimenticateci.
Quindi?
Non ignorateci.
Quindi?
Destinateci risorse.

Sono dalla parte di ogni fonico, di ogni figura che dietro le quinte lavora da sempre per rendere ogni spettacolo più bello, sicuro, efficace, così come sono dalla parte di ogni artista, di ogni manager, di ogni ufficio stampa, di ogni piccolo/e-o grande produttore, di ogni promoter…

“The show must go on”, certo, se ce lo permetteranno, perché servono Risorse e Aiuti concreti, nuovi “disegni” efficaci per contrastare questa emergenza di cui ancora non si vede la fine, e anche per rendere più dignitoso il nostro lavoro, un domani, quando questo incubo sarà finalmente finito.

Perciò chiediamo risposte celeri e fondate, interventi efficaci, chiediamo un tavolo per discutere di una realtà sempre più precaria, che sta portando al fallimento molte strutture e molte persone “singole”, tanto è vero che la frase divenuta virale, “ero musicista”, rischia di diventare non solo una catena da social, ma un dato di fatto e di status reale per moltissimi.

Più di 570.000 sono i professionisti che attendono di tornare ad occupare, lavorando, il loro posto nel mondo, e questo è un fatto. Un fatto anche numerico, che chi ci governa non può ignorare.

LEGGI QUI L’ARTICOLO ORIGINALE SUL SITO DEL MEI.

Roberta Giallo

 

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Crediti foto: Mei