A Minsk questo weekend le proteste sono continuate dopo 36 giorni di fila. A farla da padrona è stata una folla di donne che hanno manifestato contro il presidente Alexandr Lukashenko, e che non hanno subito un trattamento di favore da parte della polizia.

Erano più di 10.000 le donne che hanno sfilato sabato per il centro di Minsk, sbattendo pentole e padelle in segno di protesta mentre inneggiavano alle leader dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, rifugiatasi all’estero e Maria Kolesnikova, misteriosamente arrestata pochi giorni fa. Secondo Viasna sono stati 40 gli arresti, e le immagini mostrano poliziotti dal volto coperto e uomini incappucciati senza nemmeno il tesserino di riconoscimento buttare a terra le manifestanti o gettarle nei furgoni della polizia.

Gli scontri sono scoppiati a Piazza della Libertà, dove un cordone di uomini col passamontagna non riconoscibili direttamente come membri delle forze dell’ordine hanno trattenuto con la forza la folla, a mostrarlo il canale televisivo Belsat e l’emittente indipendente bielorussa Tut.by.

Domenica era attesa una grande manifestazione, che di fatto c’è stata: più di 100.000 persone si stima che abbiano affollato le strade del centro.

Intanto il presidente Lukashenko, messo alle strette da un mese di proteste, che non sembrano affatto voler cessare, chiede aiuto all’alleato Vladimir Putin, che lo ospiterà venerdì a Sochi, sul Mar Nero. Le mire politico-economiche del presidente russo sulla Bielorussia potrebbero far trovare ai due leader un accordo di scambio.

Intanto Lukashenko, parlando ai microfoni di giornalisti russi filogovernativi scelti appositamente, ammette di essere stato presidente per troppo tempo, ma di non rinunciare perché è il popolo ad averlo votato.

 

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Crediti Foto: LaPresse

TAG:
lukashenko proteste Putin

ultimo aggiornamento: 14-09-2020


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