Overshoot Day: oggi finiscono le risorse della Terra per il 2020. Ma il lockdown lo ha ritardato

Il lockdown, che ha messo in ginocchio anche le più solide economie del mondo, è servito all’ambiente per respirare a tirare avanti qualche settimana in più prima di esaurire tutte le risorse biologiche.

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Le risorse prodotte dalla Terra e l’avanzare dell’anno sono due fattori scoordinati già da molto tempo. Ogni anno, quello che la Terra riesce a produrre in 365 giorni viene consumato prima ancora di arrivare a dicembre. La causa è la voracità della vita sul pianeta. L’Earth Overshoot Day, ovvero il giorno del Sovrasfruttamento della Terra, è arrivato anche per quest’anno. Con oggi le risorse naturali per il 2020 sono esaurite, da domani saremo a debito.

Come in un circolo vizioso l’esaurimento delle risorse anticipa di qualche giorno ogni anno, in base alla velocità con cui le risorse offerte dal pianeta vengono consumate. Per capire l’evoluzione di questa tendenza basti pensare che nel 1970 il giorno delle fine delle risorse naturali cadeva il 29 dicembre. In soli cinquant’anni, nel 2000 la scadenza era già passata a settembre e l’anno scorso l’Overshoot Day è stato il 29 luglio. Continuando a consumare più di quello che è a nostra disposizione, un giorno potremmo arrivare a terminare le risorse di un intero anno già a gennaio.

L’Overshoot Day viene ricalcolato ogni anno dal Global Footprint Network, l’organizzazione che tiene il conto delle risorse naturali a disposizione, ma quest’anno c’è una novità. L’esplosione della pandemia e il conseguente blocco di quasi tutte le attività ha ritardato questo giorno di circa tre settimane. Dagli anni ’70 ad oggi non si era mai verificata un’inversione della tendenza e la data non cadeva alla fine di agosto dal 2005. In quell’anno, infatti, la giornata di esaurimento delle risorse era stata il 25 agosto.

Le reazioni alla pandemia in tutto il mondo hanno avuto l’effetto di ridurre l’inquinamento e di contrarre del 9,3% l’impronta ecologica, ovvero il consumo delle risorse da parte dell’uomo. Le emissioni di carbonio sono calate (-14,5%), così come il consumo di legna (-8,4%). Non si tratta di una vittoria in quanto il risultato altro non è che l’effetto del lockdown imposto in molti paesi. Le nostre abitudini non sono cambiate. Al contrario, continuiamo a consumare il 60% in più di quello che la Terra è in grado di rigenerare in un anno.

Ancora una volta economia e ambiente si trovano su due fronti opposti. Secondo il Global Footprint Network, infatti, servirebbero 18 anni alla Terra per rimettersi del tutto dai danni provocati dallo sfruttamento intensivo di ciò che offre. La chiusura delle attività e la contrazione degli spostamenti hanno mostrato lo sforzo che ci aspetta per spostare in avanti la data, invertendo il processo. Il lockdown, che ha messo in ginocchio anche le più solide economie del mondo, è servito all’ambiente per respirare a tirare avanti qualche settimana in più prima di esaurire tutte le risorse biologiche. In altre parole, mentre una parte consistente dell’umanità vive nel benessere, non ci si accorge che il pianeta tira a campare.

 

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Crediti foto: LaPresse