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Novità sul delitto di via Poma, il caso Simonetta Cesaroni verso la verità

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La Commissione antimafia ha deciso di occuparsi del misterioso omicidio di via Poma

Novità importanti all’orizzonte sul caso di Simonetta Cesaroni, la ventenne uccisa presso la sede dell’A.I.A.G. a Roma in via Poma il 7 agosto 1990, difatti dopo trentadue anni, il caso arriva alla Commissione antimafia per cercare di acquisire nuovi documenti, che finora erano stati ignorati. Stando a quanto riportato da Repubblica,  nella lunga audizione di giovedì scorso ha preso piede anche l’ipotesi che la ragazza sia stata uccisa in un orario diverso rispetto a quello da sempre ipotizzato e questo metterebbe di nuovo in discussione tutti gli alibi sin d’ora forniti dai protagonisti di questo lungo processo.

Simonetta quel lontano agosto del 1990 venne inseguita, immobilizzata a terra, colpita al volto e pugnalata 29 volte, di cui alcune agli occhi, altre al seno, all’addome e al pube. Venne lasciata a terra seminuda, alcuni abiti e i gioielli che indossava le vennero portati via e le venne coperto il ventre, dove aveva le ferite più gravi.

L’avvocato della famiglia Cesaroni, Federica Mondani, ha dichiarato a Repubblica che “ci sono dei particolari che se dimostrati possono aprire scenari mai percorsi nelle precedenti inchieste, in particolare sul momento in cui Simonetta è stata uccisa. In questo delitto ci sono degli elementi che ricordano metodi omertosi, metodi di coperture reciproche e metodi di condizionamento territoriali e ambientali. E non a caso siamo davanti a questa commissione che vogliamo ringraziare”.

Le prime indagini avevano portato all’individuazione del colpevole in Pietrino Vanacore, il portiere dello stabile, prima accusato dell’omicidio poi scagionato. All’inizio del 1993, c’era stata una seconda inchiesta, contro Federico Valle, il giovane nipote dell’architetto che viveva all’ultimo piano del palazzo di via Poma. Vent’anni dopo il delitto, era giunto a processo Raniero Busco, ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, condannato in primo grado e poi assolto in Appello.

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Crediti foto: screenshot da video YouTube