Hanno fatto il giro del mondo le immagini dell’emittente americana CNN che mostrano l’arresto in diretta del giornalista Omar Jimenez e della sua troupe. È accaduto a Minneapolis, nonostante tutti si fossero identificati come reporter della CNN.

All’alba il giornalista della CNN si trovava nella città del Minnesota per documentare le proteste che da giorni interessano la zona. L’ondata di scontri, anche violenti, si è scatenata dopo l’uccisione di un uomo afroamericano – George Floyd – da parte della polizia. Al momento dell’arresto – il 25 maggio – l’uomo non aveva opposto resistenza. Ma un poliziotto ha continuato a tenerlo a terra con la forza, premendo il ginocchio contro il collo di Floyd che non riusciva a respirare. “I can’t breathe”, “Non respiro” erano state le sue ultime parole.

Questa mattina la camera ha continuato a registrare anche quando chi la teneva, il cameraman, è stato arrestato. È stata infatti poggiata al suolo continuando a filmare tutta la scena. In un primo momento non è chiaro perché la troupe televisiva viene arrestata e portata via dalla polizia. Soltanto dopo si apprende che il giornalista e gli operatori avrebbero ignorato le richieste dei poliziotti di liberare la strada. Ma dallo studio il conduttore sottolinea che durante il collegamento – che non si era mai interrotto – la troupe si era detta disponibile a spostarsi.

Il governatore dello Stato del Minnesota, Tim Walz si è scusato con il presidente della CNN Jeff Zucker dicendo che si sarebbe subito mosso per il rilascio. Qualche ora dopo tutta la troupe è stata rilasciata e la polizia ha spiegato l’accaduto così: “Durante l’operazione di ripristino dell’ordine nelle strade della città, quattro persone sono state arrestate dalla Polizia di Stato, inclusi tre operatori della CNN. I tre sono stati rilasciati una volta avuta la conferma che fossero membri dei media”.

In contesti come questo, chi vive di democrazia rischia di morire soffocato. Proprio come George Floyd. Il giornalista e la sua troupe sono stati rilasciati. La democrazia, quella invece, è sempre sotto scacco.

 

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Crediti foto: LaPresse