Seguici su

Attualità

La Gen Z rivoluziona i temi del cinema

La Gen Z rivoluziona i temi del cinema. Poco interessata alle questioni collettive, i nuovi spettatori chiedono più intimismo e sentimenti. Basta quindi con politica, religione e movimento sociali, per lasciare più spazio a storie di realizazzione individuale, rapporti di coppia e salute mentale

Pubblicato

il

La Gen Z rivoluziona i temi del cinema. Poco interessata alle questioni collettive, i nuovi spettatori chiedono più intimismo e sentimenti. Basta quindi con politica, religione e movimento sociali, per lasciare più spazio a storie di realizazzione individuale, rapporti di coppia e salute mentale
Crediti foto draculaalovetale Instagram

Il cinema è in crisi economica ormai irreversibile. Fra costi delle produzioni in perenne aumento a fronte di sempre meno biglietti staccati e l’avanzare dell’AI per tagliare i costi, un altro problema emerge prepotente: la Gen Z e la Gen Alpha non si riconoscono più nei temi del cinema del ‘900. Vediamo che succede.

La macchina creatrice di miti

Dall’origine del cinema fino alla generazione dei millennials c’è stata una continuità tematica evidente nei temi trattati dal cinema. Il rapporto fra uomo e Dio, la creazione dei miti nazionali, le lotte fra classi sociali, il variare dei ruoli di genere: il cinema è stato un grande laboratorio narrativo delle rivoluzioni sociali e culturali del ‘900. Il pubblico ha risposto con entusiasmo a questo ruolo di narratore e creatore di miti sociali che il cinema ha esercitato, almeno fino ad oggi, ma qualcosa sta cambiando.

Nuovi tempi per nuovi uomini

Le generazioni nate dagli anni ’90  in poi sembrano sempre più indifferenti ai temi del cinema del ‘900. Parlare di religione, politica, movimenti sociali e simili per loro non ha più senso e preferiscono storie che parlino di sentimenti, di ascese/cadute individuali, di individui eccezionali. Il focus quindi è sull’individuo e non sul collettivo, e anche lì dove si trattano temi che riguardano comunità più ampie, si sceglie di narrare tematiche come la paura per l’onnipresenza dell’AI, il potere delle multinazionali, il disastro climatico dal punto di vista dei singoli, e non più dei gruppi.

Lo smarrimento della critica

Di fronte a questo cambiamento di gusti e sensibilità la critica è smarrita. Prendiamo il successo del “Dracula” di Luc Besson: massacrato dalla critica, ha riscosso un grandissimo apprezzamento dal pubblico più giovane, che ha trovato l’idea di leggere il mito di Dracula come una storia sentimentale dalle tinte goth geniale. La critica ha contestato a Besson l’aver eliminato da Dracula tutta la questione del peccato, del rapporto conflittuale fra uomo e Dio, la critica alla repressione sessuale borghese, la complessità del conflitto fra vecchio potere aristocratico e nuovo potere commerciale borghese, tutte tematiche ancora presenti nel Dracula di Coppola. Il problema è che Besson non le ha eliminate perché incapace di trattarle, ma perché conscio che il suo target di riferimento le ritiene poco interessanti.

La crisi dei brand storici

Non è solo la critica a rimanere smarrita da questo improvviso cambio di temi. Brand storici come Star Wars, Star Trek, Predator, Alien si trovano improvvisamente incapaci di attrarre nuovi fan, che ritengono queste saghe ormai lontane dai loro gusti. Predator e Alien hanno cercato con una certa difficoltà (ma non senza successo di pubblico) di adattarsi, perdendo il pubblico storico ma acquisendo nuovi fan attratti da storie più intimistiche, mentre Star Trek e Star Wars faticano a tenere il passo, per paura che il salto nel vuoto porti al disastro economico.

Perché non creare nuove saghe allora?

A questo punto sarebbe ovvio differenziare nettamente il pubblico, tenendo le saghe storiche ancorate ai vecchi temi, e creando nuovi brand per i più giovani, ma qui sorge un problema fondamentale: il potere d’acquisto. Le Gen Z e la Gen Alpha contano meno individui e hanno meno potere d’acquisto rispetto alle generazioni più anziane, e quindi non garantiscono la base economica sufficiente per sostenere il peso di grandi produzioni, quelle che per capirci costano 300 milioni di dollari con l’obbiettivo di generare incassi sopra il miliardo. Per ora i successi riscossi con i film per Gen Z e Alpha ci parlano di produzioni a basso-medio costo (30-60 milioni) con incassi non superiori ai 150-200 milioni. Cifre sicuramente non irrisorie, ma poca cosa rispetto al bisogno disperato di Hollywood di guadagni stratosferici per ripianare anni di magra.

Una poco allegra convivenza

Ecco quindi che nuove e vecchie generazioni sono costrette a convivere poco felicemente come target dei medesimi colossal, che nel tentativo di accontentare tutti alla fine non accontetano veramente nessuno. E’ il caso delle recenti evoluzioni di Star Wars, che prima di riprendersi con Mandolarian ha fallito più di un colpo, oppure di Jurassic World, che sopravvive dando un colpo al cerchio e uno alla botte peggiorando qualitativamente ad ogni uscita. Per non parlare della Marvel, ormai talmente in crisi d’identità da non sapere più qual è esattamente il suo target, e quindi costretta con Doomsday a mobilitare l’intero pantheon dei suoi eroi nella speranza di portare al cinema tutti.

Questioni di sopravvivenza

Quanto può durare la convivenza forzata fra generazioni con idee così diverse su cosa debba raccontare il cinema? Se guardiamo al mero dato economico, potrebbe durare decenni. Ci vorranno almeno altri 20 anni perché la Gen Z e Alpha abbiano il potere economico per soppiantare le vecchie generazioni in termini di potere d’acquisto e quindi poter garantire la sicurezza a Hollywood di fare colossal pensati solo per loro. Questo significa che dovremo sorbirci per i prossimi 20 anni film con trame sempre più vaghe ed inconsistenti per non scontentare nessuno? No, probabilmente prima o poi la stanchezza, innovazioni tecniche o un riassetto dell’industria cinematografica USA romperanno questa coabitazione forzata, aprendo nuovi scenari. Per ora però la situazione è questa, e quindi il pubblico più attempato e la critica professionale dovranno farsene una ragione, e accettare che il cinema non è più pensato solamente per i loro gusti ed esigenze.

Clicca per commentare

Tu cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *