La giornata di ieri ha segnato la storia di Wall Street. Per la prima volta un’azienda americana ha raggiunto il valore di mercato di 2mila miliardi. Si tratta di Apple, la stessa che era stata la prima a superare il tetto di 1000 miliardi. Con la differenza che l’azienda aveva impiegato 38 anni per superare quella soglia, mentre solo due per raddoppiare il valore. L’unica a superare questo traguardo era stata soltanto la compagnia petrolifera dell’Arabia Saudita, Saudi Aramco che aveva toccato questa vetta lo scorso dicembre, prima di assestarsi intorno ai 1800 miliardi.

Fino allo scorso anno anche Microsoft e Amazon si contendevano questo risultato e in alcuni momenti avevano superato il valore di mercato di Apple. Alla fine il loro valore si è stabilizzato intorno ai 1600 miliardi. In un anno il titolo di Apple è cresciuto di quasi il 120%, arrivando a valere più di Google e Facebook insieme. All’apertura di Wall Street, il prezzo di una singola azione del colosso americano superava i 467$, per poi tornare a 462$ a fine giornata, portando il valore di Apple a chiudere a 1980 miliardi.

Per farsi un’idea della cifra, basti pensare che il Pil italiano supera di poco i 2mila miliardi. La Apple vale – dunque – quasi quanto il Prodotto Interno Lordo del nostro Paese. Quando il valore di alcune aziende è così elevato, comincia a destare qualche preoccupazione. Per questo solo il mese scorso gli amministratori delegati di Apple, Amazon, Facebook e Alphabet, il gruppo che controlla Google, erano stati convocati al Congresso degli Stati Uniti proprio per discutere la loro posizione dominante nel mercato.

Alcuni analisti, come Dan Ives di Wedbush, la società che dal 1955 offre servizi finanziari, avevano previsto il raggiungimento di un tale traguardo, ma solo nel 2021. E senza considerare l’esplosione della pandemia. Nonostante la chiusura delle fabbriche di prodotti in Cina e dei negozi al dettaglio in tutto il mondo a causa del lockdown, Apple ha superato la prova della quarantena grazie alla fedeltà dei suoi clienti.

 

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Crediti foto: LaPresse