La Grecia torna a far parlare di sé per la gestione dei migranti. Un’inchiesta del New York Times ha riportato l’espulsione di 1.072 persone avvenuta illegalmente. I migranti sarebbero stati portati al di là delle acque territoriali e abbandonati in mare. Le espulsioni avvenute con questo metodo sarebbero state diverse, dal 31 marzo ad oggi. L’inchiesta del New York Times si fonda sulle testimonianze di alcuni migranti, oltre che sulle prove raccolte da alcune organizzazioni indipendenti, da ricercatori universitari e sui dati della guardia costiera turca.

Con l’elezione dei conservatori al governo e l’insediamento del nuovo premier Kyriakos Mitsotakis, la Grecia aveva già adottato misure più rigide per arginare il problema dell’immigrazione, ma non si era mai parlato di abbandoni di migranti al largo. I trasferimenti illegali presi in esame sarebbero 31. Durante le operazioni i funzionari greci a volto coperto portavano i migranti in mare aperto, oltre le acque greche, così da poter entrare facilmente in acque turche o venivano abbandonati sull’isola disabitata di Ciplak che appartiene alla Turchia. A quel punto i migranti venivano soccorsi dalle autorità turche. Secondo la testimonianza di una donna siriana, Najma al-Khatib, la notte del 26 luglio lei e altri profughi sarebbero stati trasferiti, convinti di dover raggiungere un’isola e poi Atene. Invece, vengono abbandonati alla deriva su imbarcazioni di fortuna senza motore, né timone.

Non è la prima volta che la Grecia è accusata di respingere i migranti in maniera illegale, anche se questo tipo di azione è in netto contrasto con le norme del diritto internazionale. Il governo greco ha replicato all’inchiesta affermando di non aver mai organizzato questo tipo di espulsioni e di non essere coinvolto in traffici illegali. Solo a marzo la Grecia era al centro della cronaca per la situazione nell’isola di Lesbo – di fronte alle coste turche – che nel 2015 accolse migliaia di profughi provenienti dalla Siria, in maggioranza bloccati in attesa dell’approvazione della richiesta di asilo. Militanti dell’estrema destra avevano preso a vigilare sulle strade dell’isola aggredendo migranti, attivisti e giornalisti. Il fine era quello di fermare gli arrivi dalla Turchia.

L’accordo tra l’Unione europea e la Turchia siglato nel 2016 per la chiusura della rotta del mar Egeo prevedeva – infatti – che l’Ue versasse alla Turchia 6 miliardi entro il 2019 per la gestione dei profughi siriani, frenando il flusso di arrivi in Grecia. È evidente che questa mossa europea non sia bastata. Inoltre, la Turchia non si è rivelata un partner affidabile e utilizza spesso l’accordo per ricattare l’Ue, per ottenere appoggio in Siria o per ricevere più velocemente i fondi. Basta allentare i controlli alle sue frontiere per far ripartire il flusso di migranti diretti in Grecia, e dunque in Europa.

 

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Crediti foto: LaPresse