Per molte donne l’appello del governo #iorestoacasa per contenere la diffusione su larga scala del Coronavirus può non rappresentare affatto una soluzione sicura. L’isolamento aumenta il rischio di esposizione alla violenza domestica e le denunce in questo periodo di quarantena forzata secondo le associazioni che si occupano di tutelare le donne e i loro bambini sono in calo.

Gli effetti dell’isolamento sulla violenza domestica

L’isolamento a cui siamo costretti in questo periodo di emergenza sanitaria da Covid-19, insieme alla convivenza forzata, può rappresentare per alcune donne e per i loro figli un maggiore rischio di esposizione alla violenza domestica. Stando ai dati forniti dai centri anti violenza, infatti, i momenti in cui si registra un aumento degli episodi di violenza sono proprio i periodi delle vacanze estive e delle festività, periodi, cioè, in cui la convivenza si fa più stretta. Non solo: in questa situazione di convivenza forzata con il proprio aggressore e di riduzione dei contatti esterni è molto più difficile chiedere aiuto. Molte strutture di accoglienza per donne vittime di violenza sono state chiuse o fortemente limitate nella loro attività, e questo significa anche una maggiore difficoltà ad accedere ai vari supporti specialistici e ai luoghi di rifugio. Qualche giorno fa il magistrato della procura di Milano Maria Letizia Mannella ha spiegato che da quando è iniziata l’emergenza Coronavirus c’è stato anche un calo nelle denunce per maltrattamenti: “Ci basiamo solamente sull’esperienza perché è ancora presto per avere dei dati certi, ma possiamo dire che le convivenze forzate con i compagni, mariti e con i figli, in questo periodo, scoraggiano le donne dal telefonare o recarsi personalmente dalle forze dell’ordine”.

I dati del Telefono Rosa

Dai dati del Telefono Rosa emerge infatti che le telefonate, rispetto a quelle dello stesso periodo dell’anno scorso, nelle prime due settimane di marzo sono diminuite del 55,1%: da 1.104 sono passate a 496, di queste le vittime di violenza che hanno chiamato il telefono dedicato sono state 101 con una diminuzione del 47,7%. Sono praticamente crollate le telefonate di vittime di stalking: l’anno scorso erano state 33, quest’anno soltanto 7 registrando una diminuzione del 78,8%. I centri D.i.Re (Donne in rete contro la violenza) fanno eco ai numeri dichiarati dal Telefono Rosa, sottolineando il calo delle richieste d’aiuto. 

Per questo associazioni e centri anti violenza si stanno muovendo per monitorare la questione e diffondere il più possibile informazioni utili affinchè le vittime di violenza domestica non si sentano abbandonate. I Centri Antiviolenza nazionali hanno preso immediate contromisure per continuare a garantire la prosecuzione dell’attività rimanendo disponibili h24 e 7 giorni su 7 per consulenze telefoniche e accoglienza di persone in situazioni di emergenza.

La campagna informativa sui social

Una campagna informativa sui social è stata lanciata dalla ministra alle Pari Opportunità e alla Famiglia Elena Bonetti: “La porta per uscire dalla violenza è sempre aperta come è sempre attivo il numero antiviolenza 1522”. Nessuna chiusura anche per i centri antiviolenza e le case rifugio. E sui centri antiviolenza Bonetti ha annunciato anche lo sblocco dei fondi del 2019, 30 milioni di euro non ancora stanziati per ritardi attribuibili alle Regioni.

Cosa fare in caso di violenza domestica: i contatti utili

In caso di bisogno, anche in questo periodo di isolamento, le donne vittime di violenza domestica possono continuare ad usufruire di questi servizi:

  • Chiamare il Numero Nazionale Antiviolenza Donna 1522 – È attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell’anno ed accessibile dall’intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile, con un’accoglienza disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo. Le operatrici telefoniche forniscono una prima risposta ai bisogni delle vittime di violenza di genere e stalking, offrendo informazioni utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati presenti sul territorio nazionale, come ad esempio i Centri Antiviolenza.
  • Consultare il sito DIRE CONTRO LA VIOLENZA per individuare il Centro Antiviolenza più vicino.

Cosa fare in caso di pericolo immediato

Rivolgersi alle Forze dell’Ordine o al Pronto Intervento (Carabinieri – 112, Polizia di Stato – 113, Emergenza sanitaria – 118). Nel caso in cui non si riesca a farlo personalmente, si può chiedere a qualcuno di chiamarle al proprio posto. Se c’è la possibilità, in caso di pericolo è bene scappare e portare con sé i propri figli e figlie e aspettare l’arrivo delle Forze dell’Ordine.

 

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Crediti foto: Shutterstock