Oggi, presso il tribunale distrettuale di Mosca è stata pronunciata la sentenza che accusa il blogger e oppositore di Putin Alexei Navalny a 2 anni  e 8 mesi di reclusione. La sua pena sarebbe stata quella di non essersi presentato all’autorità penitenziaria per i controlli a cui era stato obbligato dopo l’accusa di truffa a lui e al fratello Oleg nel 2014. Nella data in cui lo avevano richiamato, infatti, era ancora all’ospedale Charité di Berlino in seguito all’avvelenamento da Novicho, ed è stato arrestato non appena sceso dall’aereo che lo aveva riportato in patria.

Tre anni e mezzo ridotti perché Navalny aveva già  passato 10 mesi ai domiciliari. Il giudice fa passare molto tempo in camera di consiglio prima di palesarsi e di pronunciare la sentenza, e intanto a Mosca e a San Pietroburgo la polizia barrica le strade, temendo che alla diffusione della sentenza scoppino altre proteste oltre a quelle già avviate, che hanno spinto gli agenti, durante la sola seduta in tribunale, a fermare almeno 350 oppositori.

In aula +Navalny ha accusato a più riprese direttamente Putin, definendolo anche «Un piccolo burocrate». Ha continuato il blogger: «L’ho offeso profondamente perché sono sopravvissuto all’avvelenamento che lui aveva ordinato. Abbiamo dimostrato che è stato proprio Putin che si è servito dell’Fsb». Secondo Navalny, il presidente «entrerà nella storia come Vladimir l’Avvelenatore delle mutande», dopo Ivan il Terribile e Pietro il Grande.

Ma dal canto suo, il Cremlino mantiene la linea dura dello scetticismo, con il ministro degli Esteri Lavrov – che tra l’altro venerdì incontrerà l’Alto rappresentante della politica estera europea Josep Borrell – continua a definire il caso dell’avvelenamento una «montatura» dei servizi segreti occidentali per screditare la figura di Putin.

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Foto: LaPresse

TAG:
navalny Russia

ultimo aggiornamento: 02-02-2021


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