di Alessandra Bisanti

Da diversi decenni, è nota l’importanza di una comunicazione sana ed efficace per il mantenimento di relazioni interpersonali equilibrate e funzionali in ambito lavorativo, familiare, sociale e di coppia.

Spesso numerose incomprensioni e crisi derivano da difetti nella comunicazione, vere e proprie barriere tra interlocutori che non consentono al messaggio di fruire liberamente e giungere al destinatario secondo la reale intenzione comunicativa dell’emittente.

Molti di noi non sono assolutamente consci dei sottili meccanismi che prendono parte al processo di comunicazione.

Ci dimentichiamo, infatti, dell’importanza di comunicare con gli altri in modo semplice e conciso senza considerare l’impatto che le nostre parole ed i nostri gesti possono avere sugli altri.

Talvolta le modalità comunicative adottate alterano irreversibilmente i rapporti creando fratture insanabili e ferite interiori che difficilmente si rimarginano.

In alcuni frangenti le barriere comunicative derivano da particolari condizioni che attraversiamo, quali stress lavorativo e familiare, altre volte invece dipendono da tratti temperamentali e stili comunicativi acquisiti in famiglia.

È evidente che ciascuno di noi adotti registri linguistici e modalità relazionali differenti a seconda del contesto in cui vive, della persona che ha di fronte, del ruolo che esercita e del tempo, perché lo stile comunicativo tende a  modificarsi negli anni.

Tutte queste variabili influenzano il comportamento manifesto, ma lo stile relazionale tende a rimanere pressoché costante nelle varie sfere dell’ esistenza.

Tra i diversi stili di comunicazione disadattivi, quello passivo-aggressivo appare particolarmente interessante per il funzionamento del profilo verbale e non verbale.

Tale dimensione ha iniziato ad interessare il mondo della psicologia nel 1945, quando in un bollettino dell’esercito americano si è parlato di “personalità passivo-aggressiva” per indicare i soldati che esprimevano l’opposizione verso le autorità in maniera indiretta, piuttosto che aperta.

Gli individui che adottano lo stile passivo fanno fatica ad esprimere loro stessi, i loro bisogni, desideri, opinioni e considerano prioritarie le aspettative altrui.

Solitamente si mettono in secondo piano nel rapporto, con il fine  di evitare qualsiasi conflitto e salvaguardare la relazione, finendo per reprimere i propri sentimenti e le proprie idee.

La preoccupazione primaria è ottenere approvazione e stima dalle persone ritenute importanti nella vita ed  essere all’altezza in ogni campo dell’esistenza.

Queste aspettative elevate inducono inevitabilmente a provare un eccesso di ansia per quello che pensano gli altri con l’effetto di suscitare vissuti di tristezza e rabbia autodiretta in merito all’incapacità di far valere pensieri ed opinioni. L’abilità carente nel soggetto passivo-aggressivo è la possibilità di affermare i propri diritti senza tralasciare quelli degli altri.

Tale capacità, nota come assertività, consente di comunicare ed esprimere i sentimenti in maniera chiara e diretta. Infatti, se l’individuo ha affinato nel corso degli anni  lo stile assertivo, difficilmente potrà manifestare comportamenti passivo-aggressivi.

Purtroppo, tale competenza è ancora poco conosciuta e, di conseguenza, raramente acquisita sin dall’infanzia.

Quindi chi adotta  uno stile comunicativo disfunzionale è portato ad assumere un atteggiamento in prevalenza passivo che si rivela particolarmente aggressivo con i più deboli.

La rabbia implosa si manifesta attraverso forme di ostruzionismo verso gli altri, quali atteggiamenti di testardaggine, procrastinazione  o scarsa volontà di portare a termine gli impegni presi.

Talvolta gli individui possono anche omettere  informazioni e dettagli molto rilevanti per gli altri. In questo modo l’atteggiamento passivo-aggressivo, che nell’immediato  appare utile ed efficace per evitare conflitti e ottenere la compiacenza da parte degli altri, a lungo termine mina alle basi le relazioni facendole diventare caotiche, distruttive e disfunzionali.

Ciò deriva dalla mancanza di autostima e fiducia in se stessi e nella capacità di farsi valere e rispettare esprimendo sinceramente le proprie posizioni ed idee.

Di conseguenza, appare evidente che, se è vero che possiamo lavorare sullo  stile comunicativo, l’equilibrio legato alla stima e fiducia in noi stessi diventa un prerequisito imprescindibile per  muoversi e comunicare nel mondo utilizzando il canale assertivo.

Alessandra Bisanti, Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale

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Crediti Foto: LaPresse

 


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