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Mei, Rubrica. MUSICA IN GIALLO. Giuseppe Anastasi canta “Berlino” ai tempi del Muro

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Di Roberta Giallo

Sono convinta che l’arte e la musica, quando veicolano emozioni autentiche, possano contribuire all’equilibrio “psicologico” del mondo. E di questo resto convinta anche durante queste pagine di storia tristissime e apocalittiche, che stiamo vivendo tutti, come partecipanti e come testimoni.

Ho vissuto inizialmente diversi “giorni di ritiro”, di “lutto”. Ciò ha fatto sì che mi bloccassi, così ho passato “un martedì di astensione” dalla scrittura di questa rubrica e non ho scritto: non riuscivo, non sentivo necessario o utile un mio intervento, non trovavo ispirazione, e allo stesso modo, facevo anche molta fatica a cantare, a comporre, a suonare, a pensare che potesse essere “buona cosa” per qualcuno il mio canto.

Poi mi sono ricreduta, in duplice forma: uno, perché proprio voi mi avete chiesto “di farlo”, scrivendomi che ne avevate bisogno, che potevo essere una carezza al cuore; due, perché io stessa l’ho sperimentato direttamente, da fruitrice, essendomi trovata di fronte a dei contenuti in grado di sollevarmi, di trasmettermi “buone vibrazioni”, di farmi tornare il buonumore e la speranza, “colpendomi” con la loro autenticità, la loro dolcezza, la loro luce.

La settimana scorsa mi era capitato con una canzone di Giulio Wilson, “i Ricordi”; oggi mi è capitato di nuovo con il nuovo singolo di Giuseppe Anastasi, autore e cantautore che stimo da tempi “non sospetti” e molto lontani… anche perché lui è stato, insieme a David Poggiolini, Alfredo Rapetti, e lo stesso Mogol, mio insegnante a CET. E non dico quanti anni fa… così potrete rimanere illusi che sono ancora una giovane ventenne alle prime armi!

E di questo Giuseppe vi voglio parlare, di quel Giuseppe giovanissimo (perché giovane lo è ancora…),appena diventato docente al Cet, che tuttavia ad oggi non ho trovato “mutato” nella sua essenza, perché pur crescendo sia d’anni che professionalmente, maturando successi che tutti voi conoscete e avete canticchiato (penso tra le più emblematiche e note alle canzoni “sincerità” e “la notte” scritte per Arisa), ha saputo mantenere il suo animo “puro”, “bambino”, io direi “pascoliano”. L’animo nobile di chi guarda alla vita con gli occhi dell’adulto e del bambino insieme, con stupore e meraviglia. L’animo di chi guarda alla Natura e al mondo come esseri “vivi”, emozionandosi per primo e raccontando le emozioni provate nell’intimo con disarmante semplicità.

E’ questa del resto la cifra di Giuseppe Anastasi, la semplicità con cui racconta e si racconta attraverso le canzoni, una semplicità che è punto d’arrivo però, non di partenza, ed è un valore nobile, custodito nelle trame della sua scrittura, che riesce lieve e potente allo stesso tempo.

Dopo anni che non vedevo Giuseppe, più di dieci anni, devo dire che quando ho avuto occasione di rincontrarlo, ed è capitato sempre “per colpa del Mei”, l’ottobre scorso, al 25^ meeting delle Etichette Indipendenti, ho potuto riabbracciare il Giuseppe che ricordavo: disponibile, umano, pronto a ridere e allo stesso tempo ad affrontare discorsi serissimi, con naturalezza e onestà intellettuale.

Ricordo con nostalgia gioiosa la memorabile tavolata  in un club di Faenza dopo la serata al Teatro Masini: io, Giuseppe Anastasi, Roberto Costa, Mattia Pace, Margherita Zanin… e altri!

Abbiamo parlato di poetica femminile, di canzoni d’autore e della loro “difficoltà” a venir fuori nel mercato, della catena di produzione “di alcune canzoni pop”, delle realtà qualitative del mondo indipendente e di quello mainstream a confronto… insomma, tra una birra (per chi non è astemio come me) e un toast ( o erano affettati e formaggio?) è passata una serata tra amici, gradevole e indimenticabile.

E questo è Giuseppe, un artista “low profile” che ha scritto successi pop e che da un po’ di tempo è “nato” al mondo come cantautore, con una poetica che racconta anche i disagi del nostro tempo, ma con una dolcezza e una semplicità tali, da ricordarmi per via delle immagini che suscita nella mia mente certe poesie di Pascoli, o per lo meno certe atmosfere evocate da Pascoli.

Complice, devo dire, per questo singolo, “Berlino”, di cui Giuseppe stesso vi parlerà attraverso domande che gli ho posto qui di seguito, anche un dolcissimo videoclip “a cartone animato”, che ancora meglio sottolinea quella che a me, se non mi sbaglio, pare e appare, la precisa cifra stilistica di Giuseppe. E dopo la mia canzone preferita “2089”, con la quale il cantautore siciliano trasferitosi in Umbria lanciava il suo primo album “Canzoni Ravvicinate del Vecchio Tipo” (tra le varie vincitore Targa Tenco Miglior Opera Prima), ecco come il cantautore reduce da uno dei premi più importanti in Italia per la canzone d’autore,  ci racconta questa sua nuova opera; parlandoci dello specifico della canzone “Berlino” scritta insieme a Valter Sacripanti, e di se stesso: perché in ogni opera che si rispetti, c’è sempre molto della vita del suo creatore, che sia “cifrato”, “criptato”, o meno…

 

Secondo te, quanto potere ha la musica? Quanto bene può fare? C’è un artista o una canzone in genere che ritieni ti abbia “salvato la vita”, o per lo meno aiutato in un momento difficile? Anche se “ai tempi del muro” dovevi essere un po’ piccolino, immagino questa canzone parli comunque di te: c’è un tuo personale ricordo legato a questo brano? Oppure, di chi racconti o di chi hai immaginato raccontare?

“Sì, la canzone parla di me, quello con la sciarpa rossa sono io. Al tempo della caduta del muro avevo 13 anni, ma ho un ricordo nitido che mi sono portato dietro per tutta la vita. Ovviamente ero il classico adolescente onanista che giocava a pallone h24, ma quando ne parlammo a scuola , ci fu una frase di uno dei miei professori che mi segno l’esistenza. Speriamo che adesso non diventiate dei rincoglioniti filoamericani. Io sono un grande fan di Gesù, è uno dei miei più grandi idoli, insieme a Roberto Baggio, Hegel, Francesco De Gregori, Paul McCartney e Rocco Siffredi. Quando ami Gesù e credi in quello che ha detto, per forza di cose diventi un socialista o un comunista.Ho raccontato il crollo di un ideale e l’importanza dell’amore”.

 

Tu hai sempre scritto, per te e per altri, qual è stato il motivo per cui hai pensato di “uscire allo scoperto” in tempi relativamente recenti, rispetto al tuo lungo rapporto con la scrittura?

 

“È stata la paternità, prima di essa non mi era mai venuto in mente. Il primo disco è il disco di un papà che racconta al figlio le sue preoccupazioni per il futuro, la sua indole ironica, il suo credere all’amore, all’uguaglianza. Adesso Vittorio ha 5 anni, quando sarà più grande e vorrà sentire l’album, dentro vi troverà sempre suo padre”.

 

Questa canzone quando è nata? Eri a casa o in viaggio? Con quale strumento?

 

“È nata un anno e mezzo fa a casa di Valter Sacripanti, aveva scritto una linea melodica che mi piaceva, era però incompleta, l’abbiamo aggiustata in tutte le sue parti e poi ho scritto il testo in 20 min”.

 

Perché hai deciso di fare uscire questo singolo in un momento un po’ difficile, anche per la musica? Lady Gaga è solo una dei tanti artisti che hanno rimandato l’uscita del suo album. Tu la rimanderai o uscirai a prescindere da tutto, attenendoti ai tuoi programmi, e se sì, perché?

 

“Il momento è terribile, ma l’arte non può fermarsi, le canzoni sono importanti, se riescono a dare speranza o a far riflettere. Io poi al contrario di Lady Gaga non ho velleità di mercato. O meglio, se “Berlino” dovesse diventare la canzone più venduta di tutti i tempi sarei felicissimo, ma se non succede sorrido ugualmente”.

 

Come vedi il futuro della musica in Italia, come te lo immagini?

 

“Il futuro della musica come il futuro dell’umanità adesso non lo so immaginare. Quello che sta succedendo adesso, cambierà l’esistenza di ognuno di noi”.

 

Rispetto alla situazione attuale, cosa ti senti di consigliare o dire a chi ti segue con stima e affetto e magari potrebbe prendere spunto e sentirsi un po’ rincuorato da un cantautore saggio e umano come te?

 

“A chi mi segue dico semplicemente di non perdere mai la speranza, di essere curiosi nei confronti della vita e di svegliarsi la mattina con un sorriso in più”.

 

Grazie di cuore Giuseppe, soprattutto per il tuo approccio al rispondere, che percepisco come sempre sincero e sentito. In bocca al lupo! Spero di riabbracciarti presto ad un concerto, magari un concerto insieme, quando si tornerà a cantare dal vivo… anche ci fossero solo “due gatti” a cinque metri di distanza… sai com’è, io la butto là!

 

E ora vi lascio con il video di “Berlino”. Da Musica in Giallo è tutto, a martedì prossimo.

 

Leggi qui l’articolo originale sul sito ufficiale del MEI.

Roberta Giallo

 

Laureata in Scienze Filosofiche, Roberta Giallo è cantautrice, autrice, performer, pittrice etc. Si definisce un “ufo” o “un’aliena perennemente in viaggio”. Ha già scritto di musica per Vinile e All music Italia. Musica in Giallo è la sua prima rubrica musicale per MeiWeb e OaPlus.

 

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