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Ilaria “Pilar” Patassini: “Luna in Ariete” è l’album nato assieme a Tancredi. GUIDA ALL’ASCOLTO

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Pilar, il cui nome reale è Ilaria Patassini, è la portavoce di una nuova poetica cantautorale al femminile. Nata a Roma sotto il segno dell’Acquario e con luna in Ariete, è altresì dotata di un temperamento attoriale e di una vocalità che spazia dal jazz alla lirica. Per natura una vera e propria diva contemporanea della canzone, se non fosse per il suo eccesso di sofisticatezza che la avvolge in una patina di inaccessibile prestigio.

L’album del ritorno, disponibile dal 27 settembre su etichetta Esordisco, si intitola “Luna in Ariete” ed è stato anticipato dai singoli “A metà”, “Il suono che fa l’Universo”, il cui videoclip è stato girato in parte nella splendida Grotta del Nettuno di Alghero, e “Nessun tempo si perde”. La produzione artistica è firmata da Federico Ferrandina, chitarrista e arrangiatore, e dalla stessa cantautrice.

Quattro sono gli anni che sono passati dalla pubblicazione dell’ultimo disco. E quattro sono anche gli album pubblicati nel corso della sua carriera. In ordine cronologico: “L’Amore è dove vivo” (2015), Femminile Singolare” (2007), “Sartoria Italiana Fuori Catalogo” (2011) e “Luna in Ariete” (2019). Quest’ultimo ha la particolarità di essere stato registrato ad Alghero nel 2018, mentre era in dolce attesa di Tancredi, in tre sessioni dal vivo. Alla stampa spiega:

«3 session di registrazione a distanza di un mese l’una dall’altra; 3 momenti centrali della gravidanza (quinto, sesto e settimo mese); 3 canzoni per ogni session (registrate in ordine di tracklist); 9 le tracce, come i mesi di attesa; 3 rose rosse in più per ogni brano fino ad arrivare però non a 27, ma a 28, come il ciclo lunare e quello mestruale; 3 anni di lavoro e infine sempre 3, come le braccia dell’elica. Nella scuola Pitagorica il 3 viene considerato numero perfetto perché sintesi del pari (2) e del dispari (1) e in quasi tutte le religioni si trova la presenza di una triade. Il 3 è il numero che fa riferimento al potere ma anche alla conoscenza. Tre sono anche i parametri di altezza, larghezza e profondità che definiscono lo spazio. Il giorno di uscita del disco è il 27.09.2019, che è arrivato per caso, ma comunque sommandone i singoli numeri dà 3 come risultato finale. Le registrazioni sono state fatte rigorosamente in presa diretta, tutti in una stanza, niente preproduzione, niente “clic” nella cuffia della ritmica, niente protezione ma rumori, carne, respiri, materia, la musica com’è. Considero questo lavoro una vera e propria performance. Grazie a tutti quelli che, con molta pazienza, hanno assecondato le mie strambe visioni».

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L’ARTISTA

Ilaria Pilar Patassini nasce a Roma da padre etrusco e madre nativa della foresta costaricense. Di formazione randagia e accademica (diplomata in Conservatorio in Canto e Repertori Vocali da Camera), il suo percorso si intreccia da sempre con il jazz, la canzone d’autore e la parola.

Dal 2005 al 2010 è stata vincitrice e finalista di molti concorsi nazionali e internazionali legati alla canzone d’autore e all’Intepretazione: Musicultura, Premio Tenco, Premio Bindi, Premio Bianca d’Aponte, Premio Lunezia, L’artista che non c’era, NME awards, Pjesma Mediterana.

In qualità di cantante-attrice è stata diretta da Giancarlo Nanni in “Le Trachinie”; Marco Mattolini in “Le sette chiavi delle Mille e una notte” e “Migrantes”; Luciano Melchionna in “Dignità Autonome di Prostituzione”; Laura de Strobel in “Canti di Terra, canti di Luna” e “Ero coi sensi ad ascoltare”; Giulio Costa per “Sartoria Italiana tour”; Aurelio Gatti in “Odisseo, delle donne e della tempesta”; Vinicio Marchioni per il videoclip “Cherchez la Femme”.

Ha collaborato con lo scrittore Fabio Stassi, Neri Marcoré, Gianluigi Trovesi, Jean-Louis Matinier, Dino e Franco Piana Jazz Orchestra, Tim Ries (Rolling Stones). Hanno scritto per lei e con lei Bungaro, Pacifico, Mauro Ermanno Giovanardi, Joe Barbieri, Tony Canto, Sandro Luporini, Franco Piana e lo scrittore Fabio Stassi.

Dal 2014 collabora con il compositore e chitarrista Michael Occhipinti e al progetto italo-canadese Sicilian Jazz Project partecipando al disco “Muorica” che la vede ospite insieme al clarinettista Don Byron. Con l’ensemble ha svolto varie tournée fino ad arrivare a vedere il suo nome in cartellone alla Koerner Hall di Toronto. Negli ultimi quattro anni ha svolto tournée in Italia e Canada, calcando palchi importanti e prestigiosi club, fra gli altri Auditorium Parco della Musica di Roma, Blue Note di Milano, Piccolo Regio e Salone del Libro di Torino, Festival La Grande Invasione e Teatro Cimarosa di Ivrea, Teatro Politeama Garibaldi di Palermo, Bravo Cafè di Bologna, Festival Leo Ferrè, Festival di Santa Fiora in Musica, ChamberFest (Ottawa), International Jazz Festival (Toronto), International Jazz Fest e The Cultch (Vancouver), Saskajazz e The Bassement (Saskatoon) e Phi-Centre (Montreal).

Dal 2015 è docente d’Interpretazione presso Officina Pasolini a Roma. Ha collaborato in qualità di autrice, speaker radiofonica e cantante con la Radio Svizzera Italiana (RSI), scrivendo e conducendo le trasmissioni “Anime Salve”, “Se io fossi un Angelo” e “Canzoni e Contorni”. Nel 2015 è stata l’ospite musicale fissa della trasmissione “Beati Voi” condotta da Alessandro Sortino su TV2000.

Nel 2018 diventa mamma di Tancredi e nel 2019 esce il suo quarto album “Luna in Ariete”. Ama il mese di settembre, le radici degli ulivi centenari, i fuochi d’artificio, le parole che la rincorrono, la prua delle barche a vela, il profumo dell’origano e i cieli del Mediterraneo. Nella prossima vita sarà un pirata ma assomiglierà moltissimo a Sophia Loren. Affiliata carbonara delle isole e del mare, vive tra Roma, Alghero e i gate degli aeroporti.

L’ALBUM

“Luna in Ariete” è il punto e a capo con cui Ilaria Pilar Patassini mette in luce la sua natura autoriale, con brani che vedono al centro una vocalità più asciutta, la parola e un suono narrante, crepuscolare e nudo.

La genitorialità è da sempre motivo di ispirazione per ogni artista che si trovi a passarci attraverso. Nel caso di Ilaria Pilar Patassini la maternità è arrivata quando già la registrazione dell’album era stata pianificata, la cantautrice ha deciso quindi di mettere la gravidanza all’interno del disco quale fil rouge di un percorso visivo che rende parte del progetto dell’album un vero e proprio concept.

La liricità è intima e tagliente, danzante e assertiva. Gli arrangiamenti vengono caratterizzati dalla presenza di tre fiati (corno, flicorno e trombone) e da echi di musica antica che si sposano alla canzone. I testi raccontano la dualità, la sospensione e le doppie identità come condizioni naturali di chi crea (“A metà”), l’acqua cheta dell’attesa (“Dorme la luce di ottobre”), la vocazione del ritorno e la maturità come acquisizione di giovinezza (“Eccomi” e “Luna in Ariete”), l’amore (“Nessun tempo si perde”), la maternità (“Il suono che fa l’Universo”), l’Italia e l’attualità (“La parte giusta del mondo” e “Alla Riscossa”).

LA TRACKLIST

  1. Dorme la luce di ottobre (3.17)
  2. A metà (3.36)
  3. Eccomi (5.14)
  4. Pagine già viste (4.07)
  5. Nessun tempo si perde (5.03)
  6. Alla Riscossa (3.47)
  7. Il suono che fa l’universo (5.12)
  8. La parte giusta del mondo (4.01)
  9. Luna in Ariete (4.51)

LE CANZONI 

01_DORME LA LUCE DI OTTOBRE 

La natura in inverno e all’inizio del letargo, dove gli spazi del silenzio covano le braci della riflessione, del pensiero e quindi della cambiamento. I versi sono stati scritti in dicembre, in Borgogna, in un bosco sommerso dalla neve e con gli specchi d’acqua totalmente congelati. Il mettersi in ascolto della natura dà la possibilità, insieme alla solitudine, di abitare i luoghi del bianco cogliendone le sfumature senza paura di “horror vacui”, senza altre connessioni a distogliere i sensi, permette di sentire, capire, cogliere i segni del legato tra noi e l’esterno. Alla fine della canzone arriva infatti il contatto e il contrasto con l’attualità – italiana e degli uomini “Sotto il ghiaccio fermo / stava così il tuo cuore / stava così una rivoluzione / stava così il mio Paese al sole” .

02_A METÀ 

È una delle canzoni-manifesto dell’album. I temi sono quelli della dualità, degli opposti e di una pacificazione di identità per chi – come l’autrice – soffre la poliedricità e una natura doppia che rende faticosa la messa a fuoco del proprio intero. “A Metà” è quindi una canzone di ricongiunzione, di giocosa pacificazione, dove il testo trova ispirazione sia da concetti contrapposti di uso quotidiano (“la luna, la terra / la pace la guerra”) sia da accoppiamenti che recano la presenza di un conflitto (il pesce e la brocca, il fachiro nel letto, la sirena che si morde la coda). Come una nuova Partenope – metà rapace e metà pesce – Ilaria Pilar Patassini passa dall’artiglio alle scaglie, dalle ali alla spuma, in una danza leggera caratterizzata dai fiati e dalla ritmica che dialogano nel contrappunto e in un arrangiamento in bilico tra folk e musica antica.

02_ECCOMI 

Un trasloco di domenica pomeriggio, la fine della guerra con se stessi, un nuovo inizio (da “luminoso punto a capo” a “ricominciare è un vizio che / non mi riesco a levare” ) e la maturità che insegna a lasciare andare (“la muta che lasci alla terra / rinascerà come nuova armatura” ). La canzone è stata ispirata anche dal primo verso de “Il Pianto della Scavatrice” di Pier Paolo Pasolini che dice “Solo l’amare, solo il conoscere conta, non l’avere amato, non l’aver conosciuto. Dà angoscia il vivere di un consumato amore. L’anima non cresce più”. L’autrice cita l’inizio del verso cambiando l’ordine delle parole – senza che il significato cambi – e chiudendo la canzone così, facendone una sezione a parte. Come per altri brani dell’album anche “Eccomi” risulta impostata su uno schema-canzone tradizionale che si libera e va spesso dove gli pare, come “un sasso che corre sul mare /un sasso bianco e caldo di sole/ sono io a lanciarlo / lui andrà dove vuole”.

04_PAGINE GIÀ VISTE

L’intimità di un punto di vista notturno, invernale e insonne, dopo il brindisi di capodanno, con pensieri in libertà che fanno un’eccezione e invece di fornire spunti di preoccupazione fanno sorridere nel buio. Nella canzone coesistono le conseguenze dei rimandi e del nostro tempo veloce (“La fine dell’anno / si morde la coda / e chiede più tempo / al suo darsi da fare”), l’ironia sulla serena perdita delle aspettative (“ha bussato alla porta il proposito buono / il cambio di guardia e di chiave”) l’osservazione dell’amante che dorme, del piacere che si aspetta ( “e aspetto sia l’alba / per amarti di più” ) e la certezza incrollabile che sempre e solo la Bellezza possa salvarci perché “dove sta la Bellezza non è mai troppo freddo”).

05_NESSUN TEMPO SI PERDE

È l’unica canzone d’amore dichiarata dell’album. L’andamento di milonga si ricongiunge idealmente allo stile dei primi due album della cantautrice. Anche in questa canzone – nel suo ritornello – c’è la presenza di aria, di acqua e del numero 3, con i due amanti che si ritrovano a “tremila leghe in fondo al mare / a deglutire senza respirare” e poi subito dopo a “tremila piedi in alta quota / a navigare dove non si nuota”. Nei versi iniziali si trova una doppia citazione, pensata con sottile irriverenza e sentimento. Infatti nei versi “Alla fine ti ho trovato / alla metà del viaggio / che poi forse chi lo sa / qual’è la sua metà” si trova sia l’incipit della Divina Commedia (“Nel bel mezzo del cammin di nostra vita…”) sia la frase finale con cui si chiude Blade Runner (“Non sapevo per quanto tempo saremmo stati insieme. Ma chi è che lo sa?”). Nel finale arriva un recitativo che spiazza l’ascoltatore (“sfamami adesso / o baciami / che è lo stesso) ma il cui senso risulta chiaro una volta che i fiati riprendono il riff sull’ultima frase che da il titolo alla canzone. La canzone, trattata quindi quasi come una suite, termina con un breve contrappunto a due voci e un contrabbasso, quasi che Bach abbia bussato alla porta alla fine della festa, portando il suo amaro fatto in casa come ammazzacaffè. 

06_ALLA RISCOSSA

È il brano più visionario del progetto. Il testo procede per immagini. Troviamo qui l’aspetto più battagliero e epico della scrittura di Ilaria Pilar Patassini che però non scorda mai né ironia né cantabilità. I versi sono abitati da fili d’erba su anulari, riserve indiane, ferite commosse, gocce che nuotano in verticale, sconfitti cavalli di Troia, briganti, tutti elementi che marciano in quella nota direzione ostinata e contraria, che invitano alla battaglia e alla riscossa della verità. Il “cuore in assalto” è quello del motto della cavalleria che invita a gettare il proprio oltre l’ostacolo per andarselo a riprendere, il sangue resta invece “pronto e in attesa / di farsi nuovo affluente”. Anche in questo testo si trova un rimando indirettamente pasoliniano, l’ultimo ritornello “Alla riscossa / mio paese inventato / da una storia sbagliata / raccontata al contrario” contiene il titolo della canzone che De André e Bubola scrissero per la morte di Pasolini, “Una storia sbagliata”, per l’appunto. Una marcetta militare nel finale suggella la fine dello scontro, uno tra tanti, non certo l’ultimo della guerra. 

07_IL SUONO CHE FA L’UNIVERSO

 “Il Suono che fa l’Universo” parte dall’ascolto del suono dell’ecografo, durante una delle prime visite di controllo della gravidanza dell’autrice, un suono ancestrale, molto simile a quello che proviene dagli abissi marini come dalle galassie. Nel testo della canzone si trovano la descrizione del rallentare in ottobre, quando invece le attività lavorative riprendono veloci; le realtà filtrate dai nuovi ormoni di materni (“il seno pieno, teso, caldo, sull’attenti, a benedire i passanti”); il piccolo palombaro/astronauta tenuto saldo da una cima che altro non è se non il cordone ombelicale, un pesciolino che nuota ma che ancora non si può chiamare “vita” sia per statistica che per scaramanzia; la consapevolezza e la paura del cambiamento (“lillipuziana esplosione nucleare, cesello di rivoluzione”). La chitarra elettrica suona sulla scia di un’evocazione, quasi a descrivere il riverbero nello spazio della grotta, ad aiutare il fiato ormai corto del settimo mese. 

08_LA PARTE GIUSTA DEL MONDO 

È il brano con la line up più ricca, il più politico e provocatorio dell’album. L’uso del coro – selvatico all’inizio e poi accademico nel ponte –  riempie la narrazione cantata-parlata delle strofe. La critica caustica all’Occidente, la lista degli scontati privilegi quotidiani dei suoi abitanti (“io sono una persona fortunata / ho la carta MilleMiglia / e la copertura sanitaria”,  “Io sono una persona fortunata / e so bene che il lunedì / i teatri e i parrucchieri sono chiusi” ), la visione ristretta al presente (“adesso è ora / è tutto quello che conta”), l’abuso delle riserve naturali (“siamo la parte franata della collina / a anche stavolta / daremo colpa alla pioggia”), l’avvento del populismo che si esprime contro la cultura e il sapere di base (“qui nella parte giusta lo sbagliamo il congiuntivo / perché a usarlo bene fa un pò troppo intellettuale”). Nel finale la canzone sale di tono e gli strumenti sembrano inseguirsi e incalzarsi l’un l’altro accelerando la visione della disfatta mentre, sopra, la voce del coro canta, distesa, vacanziera, “giustamente” irresponsabile. 

09_LUNA IN ARIETE 

L’astrologia dice che chi ha la Luna in Ariete sia energico, impaziente, testardo, passionale, battagliero, coraggioso, impulsivo, insofferente alla routine e all’autorità, dominante, soggetto a colpi di testa. Il testo narra di queste caratteristiche ma amorevolmente, accompagnato da una nenia costante, ipnotica e, per l’appunto, testarda. L’autrice si definisce una “sirena maldestra”, una “carnivora rosa” e poi “calma apparente / Biancaneve  che mente / che ha solo finto di mangiare la mela / per poi sputarla / di nascosto e tutta intera”. L’artista racconta che anni fa, dopo un concerto siciliano a Ispica, una persona del pubblico – poi presente alla cena del dopo concerto e appassionata di astrologia, le diceva con accento siciliano marcato “Te, con tutti quei capelli, con tutta questa passione, non è possibile che tu abbia un Leone da qualche parte” . Si mise a ricavare il “tema natale”, alla ricerca del Fuoco. Le inviò un sms alle quattro del mattino. Non c’era nessun felino nel cielo ma “Ehi gioia, eccolo qui, la Luna è in Ariete, eccolo il fuoco”. La title track dell’intero progetto arriva come ultima traccia, a chiudere il cerchio dell’astro notturno e a definirne i confini. 

I CREDITI

Testi | Ilaria Patassini

Musica | Ilaria Patassini e Federico Ferrandina (eccetto per “Il Suono che fa l’universo” musica di Ilaria Patassini)

Arrangiamenti | Federico Ferrandina (1,2,3) ; Ilaria Patassini e Vincenzo de Filippo (4,5,6,7,8,9)

Produzione artistica | Ilaria Patassini e Federico Ferrandina

Produzione esecutiva | Acquaria Produzioni

Registrazioni in presa diretta | Tommaso Cancellieri per Abbey Rocchi Studio (Roma)

Assistente alla registrazione | Daniele Zazza

Editing | Pasquale Citera, Home Studio (Roma)

Missaggio | Gianluca Siscaro, Music Village Institute (Roma)

Mastering | Federico Pelle, Basement Studio (Vicenza)

Fotografie | Paolo Soriani “Soriansky”

Grafica e artwork | Sebastian Comelli

Ideazione della cover | Silvia Giambrone

Intervento grafico sulla cover | Laura Capriglia

I MUSICISTI:

Ilaria Pilar Patassini – voce (e cori su 8)
Federico Ferrandina – chitarra classica (1,3), chitarra elettrica (2) cori (1)
Antonio Ragosta – chitarra acustica (4), chitarra classica (5,7,9) e elettrica (6, 8)
Vincenzo de Filippo – trombone (1,2,3,4,5,6,8,9)
Angelo Olivieri – tromba (1,2,3,5,6
Lorenzo del Sorbo – corno (4, 5, 6, 8, 9)
Fabrizia Pandimiglio – violoncello (4,5)
Angelo Maria Santisi – violoncello (7,8,9) e cori (8)
Andrea Colella – contrabbasso (2,3,5,6,7,8,9) e basso elettrico (1,4)
Alessandro Marzi – batteria (1,2,3,4,5,6,8,9), chitarra classica (7) e cori (8)
Clio d’Alessandris – cori (2,3,4,5,8)
Sara Franceschini – cori (8)
Teresa Matrone – cori (8)

Ecografo – (ultra)suono (7)

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